lunedì 14 ottobre 2013

Melitzanosalata...Metti una settimana a Cefalonia



Ci sono dei luoghi cari, le cui strade, spesso, percorro durante il sonno, come se l’anima andasse a cercare quella serenità che ho realmente provato in quei posti. 



A Cefalonia mi sembra di esserci stata anni fa, eppure è passato solo un mese. E’ cambiata la stagione, la temperatura, e un parziale cambio degli armadi è stato fatto e poi, sarà che forse i benefici di una vacanza in un luogo tranquillo e rilassante durano il tempo del ritorno a casa, ma la Grecia mi appare oggi come un miraggio. 


A Cefalonia ho trovato un luogo riservato, tranquillo, ideale per il tipo di vacanza che cercavo. Avevamo, tutti, bisogno di staccare dal quotidiano e la misura di quanto eravamo stressati ce l’ha data il padrone dell’albergo al nostro arrivo quando, trafelati e stanchi , mettendoci a nostro agio con una bibita ghiacciata ci ha detto “Take it easy, you are in Kefalonia now”. Poi ci ha raccomandato di non chiudere la porta d’ingresso se fossimo rientrati tardi la sera, altrimenti sarebbe stato svegliato da altri clienti. Questo ci ha dato la misura di quanto la vita in un posto così piccolo sia diversa e meno snervante. Albergo minimale, senza tv ma con bel terrazzo vista mare dove prendere un caffè o un the la sera prima di uscire o di andare a dormire. La spiaggia, l’unica vera spiaggia dell’isola a 100 m, dove andavamo a piedi senza ansie di auto, parcheggi o altro, ma d’altronde non abbiamo mai trovato traffico, parcheggi a pagamento o file di sorta in nessuna altra spiaggetta dell’isola. Pochi lettini e ombrelloni disponibili l’intera giornata per 5 euro e poi, finalmente quel libro tra le mani che proprio non riuscivo a finire e solo il rumore delle onde. 

Fiskardo
E lui, il mare, quanto di più cristallino possa esserci, un’acqua che ti chiama ogni volta che ti avvicini, i pesciolini che correvano tra le gambe, il sole caldo e il vento a cullarti. La giornata si consumava tra la spiaggia che si perde per chilometri, i bagni nel mare, i sassi colorati di mille forme da cercare al tramonto, distesi, a spostare i sassolini con le dita come in un giardino zen. Un ristorantino tipico, una partita a scacchi nella piazza del paesino di Skala e nanna. Così se ne sono andati via i primi due giorni poi, abbiamo deciso di vedere il resto dell’isola. Dalla punta sud dove eravamo ci siamo diretti verso nord lungo la costa a Poros, Sami, Agia Eyfimia e su ancora verso Fiskardo, tutta sviluppata intorno al porticciolo, una piccola Porto Cervo, l’unica città rimasta in piedi dopo il terremoto del 1953 che rase al suolo gran parte dell’isola. A Fiskardo scendono tutti i passeggeri delle mini crociere tra le isole di Lefkada, Itaka e Cefalonia e per quella mezz'ora di libera uscita invadono le stradine del paese in cerca di souvenirs ....siamo scappati subito. 

Myrthos beach
Fiskardo
Tornando verso casa siamo passati a Myrtos beach un angolo di paradiso che è possibile ammirare dall’alto o visitare arrivando direttamente alla spiaggia con la macchina…se passate da quelle parti, ne vale davvero la pena. 





Una visita alla capitale Argostoli, dopo chilometri di verde, olivi secolari, capre, vigne e case sparse, su strade poco trafficate dove non è difficile vedere camminare sul ciglio ragazzi, donne, anziani. Mi sono chiesta le prime volte dove potessero andare quelle persone visto che, per chilometri non si vedevano case, eppure in un territorio come quello, camminare per chilometri per raggiungere la casa di un amico, piuttosto che la scuola o un negozio è la normalità, a Cefalonia pare che nessuno abbia fretta. Tranne ad Argostoli, la capitale vive un po’ di più, c’è un grande porto, un mercato, negozi, uffici e, per chi volesse, il museo della Divisione Acqui, sterminata in pochi giorni nel settembre 1943 dai tedeschi dopo l’armistizio.

Mercato di Argostoli

A Cefalonia non ci sono i mega alberghi, i villaggi, non ci sono grandi divertimenti e come meta di vacanze rimane, secondo me, ancora un po’ di nicchia, è per chi ha voglia di tranquillità, pace, natura, ospitalità e buon cibo ad un'ora e mezzo di aereo (io da Pisa)

Riguardo al cibo una cosa mi ha lasciata perplessa: se in vieni in Italia, a meno che tu non voglia mangiare etnico vai in un ristorante italiano che non ha bisogno di chiarire che è italiano , lo è solo per il fatto che si trova in Italia, in Grecia no, ogni ristorante greco aveva la sua bella insegna a precisarlo, e gli altri avevano uno stentato menù greco insieme ad altri, probabilmente per venire incontro alla clientela straniera. Per mangiare greco ho dovuto sforzarmi ogni sera di cercare le specialità del luogo …..ma ho comunque assaggiato l’assaggiabile.

Il giorno del mio compleanno ho deciso di passarlo a Zante...ma questo in un'altra puntata.

Melanzana grande 1
Cipolla piccola ½
Aglio ½ spicchio
Olio extravergine d’oliva
Sale
Succo di limone ½
Prezzemolo tritato per decorare
Lavare la melanzana e asciugarla. Bucare la buccia con una forchetta. Avvolgere la melanzana in carta stagnola metterla in forno a 160 ° per circa un’ora. Deve risultare molto morbida. Togliere la carta stagnola e scavare la polpa con un cucchiaio. Frullare la polpa con aglio, cipolla, sale e succo di limone. Far raffreddare in frigo. Aggiungere il prezzemolo tritato prima di servire.
Ne ho assaggiate anche con l’aggiunta di yogurt greco o maionese ma io la preferisco così.











martedì 8 ottobre 2013

Met Diet Camp a Cagliari... tra certezze e nuove consapevolezze






Se ti vuoi bene, seguimi....
La Dieta Mediterranea


Il programma è stato fitto e interessante, l’organizzazione impeccabile, la compagnia straordinaria. Il Med Diet Camp, svoltosi a Cagliari il 27-28 settembre scorso, è stato un evento unico al quale sono stata felice di partecipare. Ringrazio per questo Patty e la Associazione nazionale Città dell’Olio che mi hanno regalato questa opportunità.

Il MedDiet Camp è stato il primo dei cinque grandi eventi pianificati da MedDiet, progetto strategico finanziato dall’Unione Europea nell’ambito del Programma ENPI CBC Bacino del Mediterraneo 2007-2013. Con un budget complessivo pari a circa 5 milioni di euro e una durata di 30 mesi, il progetto mira a promuovere e valorizzare la Dieta Mediterranea,
riconosciuta Patrimonio immateriale dell’Umanità Unesco nel 2010.  Oltre all’Italia, che partecipa con Unioncamere in qualità di capofila, il Centro Servizi per le imprese della Camera di Commercio di Cagliari, il Forum delle Camere di Commercio dell’Adriatico e dello Ionio e l’Associazione nazionale Città dell’Olio, quali partners, il progetto coinvolge altri 5 Paesi del Mediterraneo (Egitto, Grecia, Libano, Spagna e Tunisia).


Quando ho aperto il blog, mai mi sarei sognata che tutto questo potesse esistere, il blog era solo il mio diario, il mio rifugio, non pensavo di poter parlare di cibo con altre blogger in un evento così prestigioso. Oggi ho la consapevolezza di aver spalancato una porta, di aver aperto alla conoscenza di un mondo per me impensabile fino al quel momento. Mi sono accorta, all’improvviso, di quanto abbia da imparare e di quanto, questa “scuola” mi piaccia. 

Mi sono aperta alla fotografia, al cibo in tutte le sue sfaccettature, alla scrittura e a nuove amicizie. Semplicemente mi sono messa in gioco, con onestà e con franchezza, raccontando quello che cucino a casa mia senza la pretesa di insegnare nulla a nessuno ma, anzi, con il preciso intento di essere io a migliorare. 

Questo è il mio blog, uno spazio per me, uno spazio libero. 

Queste consapevolezze sono emerse proprio durante i giorni di Cagliari nei quali, oltre a un corso di fotografia food con Alessandro Guerani e a corsi di cucina tunisina, libanese e egiziana, con l’intervento anche dell Chef sardo Luigi Pomata, si è parlato, in un dibattito con il giornalista Carlo Cambi del ruolo dei foodblogger che sono seguitissimi in rete. Io non mi sento né una giornalista né tantomeno una chef, sono semplicemente una persona che parla di cibo perché cucina tutti i giorni due volte al giorno, ha una passione e sperimenta ricette e ingredienti diversi per sapere cosa mangia e per cercare di dare il meglio alla propria famiglia. 

Mi ha fatto piacere costatare che le altre blogger presenti, ognuna con la propria storia, avesse questo stesso sentimento…sarà per questo che ci siamo divertite moltissimo e capite al volo anche senza esserci mai viste prima.


Il duro "lavoro" delle foodblogger


Ma andiamo con ordine, il mio gruppo ha seguito il corso di fotografia ascoltando Alessandro Guerani parlare di tecniche e di luce poi, dopo un gustoso buffet offerto dallo staff di Luigi Pomata, abbiamo assistito al corso di cucina ispirata alla Dieta Mediterranea  che l’Unesco ha riconosciuto come Patrimonio Immateriale dell’Umanità come "meraviglioso ed equilibrato esempio di contaminazione naturale e culturale che è lo stile di vita mediterraneo come eccellenza mondiale. Il termine “Dieta” si riferisce all’etimo greco “stile di vita”, cioè all’insieme delle pratiche, delle  rappresentazioni, delle espressioni, delle conoscenze, delle abilità, dei saperi e degli spazi culturali con i quali le popolazioni del Mediterraneo hanno creato e ricreato nel corso dei secoli una sintesi  tra l’ambiente culturale, l’organizzazione sociale, l’universo mitico e religioso intorno al mangiare.
La Dieta Mediterranea rappresenta un insieme di competenze, conoscenze, pratiche e tradizioni che vanno dal paesaggio alla tavola, includendo le colture, la raccolta, la pesca, la conservazione, la trasformazione, la preparazione e, in particolare, il consumo di cibo. La Dieta Mediterranea è caratterizzata da un modello nutrizionale rimasto costante nel tempo e nello spazio, costituito principalmente da olio di oliva, cereali, frutta
fresca o secca, e verdure, una moderata quantità di pesce, latticini e carne, e molti condimenti e spezie, il tutto accompagnato da vino o infusi, sempre in rispetto delle tradizioni di ogni comunità. 

La Dieta Mediterranea rappresenta un insieme di competenze, conoscenze, pratiche e tradizioni che vanno dal paesaggio alla tavola, includendo le colture, la raccolta, la pesca, la conservazione, la trasformazione, la preparazione e, in particolare, il consumo di cibo. 

La Dieta Mediterranea è caratterizzata da un modello nutrizionale rimasto costante nel tempo e nello spazio, costituito principalmente da olio di oliva, cereali, frutta
fresca o secca, e verdure, una moderata quantità di pesce, latticini e carne, e molti condimenti e spezie, il tutto accompagnato da vino o infusi, sempre in rispetto delle tradizioni di ogni comunità". 

Gli chef tunisino, egiziano, italiano e libanese
 Lo chef Luigi Pomata ha proposto degli straccetti di farina di lenticchie con salsa chiara di pesce e cozze, soffermandosi sulla denaturazione delle proteine nei legumi. Se si prova a impastare acqua e farina di un qualsiasi legume o cereale che non contenga glutine non si formerà null’altro che una pastella che non si può ne lavorare nè stendere. Per riuscire a fare delle farine di legume che si leghino perfettamente con l’acqua senza bisogno di aggiungere farina di grano con glutine, basta mettere le lenticchie, in questo caso, in forno a 90°C per 3 ore poi ridurle in farina e il gioco è fatto.

Lo chef tunisino ha preparato tre tipi di insalate partendo da verdure fresche, bollite e grigliate. Lo chef libanese ha cucinato il Kebbeh con burghul una sorta di pasticcio di carne e l’hummus. Lo chef Egiziano ci ha proposto un grano verde affumicato risottato con gamberi e spezie e una zuppa di lenticchie rosse. Una cucina semplice, cibi poco lavorati e uno stile di vita che riduce i rischi di malattie croniche. Mi è piaciuto ascoltare, imparare e sentire di essere trasportata in luoghi esotici solo dal profumo di spezie che si aggirava per la sala.

Insalate tunisine
Kebbeh a polpette
Kebbeh a losanghe
Hummus libanese
Grano verde affumicato
Freak egiziano con gamberi

Un breve incontro con la Dott.ssa Alessandra Guigoni ci ha guidati in un interessante percorso nell’antropologia dell’alimentazione.

We are what we eat era il motto e se noi siamo quello che mangiamo, è vero, oggi più che mai, che dobbiamo stare attenti non solo allo stile di vita ma anche alla provenienza dei cibi. Non è fondamentale solo alimentarci secondo certi modelli nutrizionali ma soprattutto sapere da dove questi cibi provengano, come e dove sono stati coltivati o allevati.