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domenica 15 dicembre 2013

Paté di baccalà in olio cottura con gelatina al mandarino



Io vivrei solo di antipasti. Il mio pranzo ideale sarebbe una serie di assaggini freddi e caldi e un dolce per finire. Ammetto che anche il primo mi fa gola ma, è proprio agli antipasti che non resisto…che poi si dica che rovinano il pasto, che ci vuole più tempo a farli che a mangiarli non m’importa. Mia mamma non li prepara mai, neanche la domenica o per le feste perché, da donna pratica, evita di lavorare tanto per dedicarsi di più alla sostanza. Per me l’antipasto, da piccola, era l’uscita al ristorante, l’occasione di festa nella quale sperimentare piatti inconsueti e diversi…quasi come se mangiare un antipasto mi facesse sentire importante. 

sabato 14 dicembre 2013

Gamberi saganaki...è Natale e io ripenso alle vacanze



Lo so, lo so, me lo dico da sola. Sono fuori tema. Mentre in quasi tutti i blog impazzano le ricette natalizie, io ricordo le vacanze estive. Qualcuno penserà che sono polemica, asociale o solo un po’ matta. E’ che per me, questo è il periodo nel quale vorrei andare in vacanza, staccare da tutto, non dover pensare a cenoni, pranzi e regali e fuggire, possibilmente in un luogo dove non si festeggia il Natale. Niente vetrine, niente, luci, niente babbini sui terrazzi o aggrappati alle finestre, niente lista dei regali, niente adunate di parenti e pranzi all’ingrasso, niente siamo tutti più buoni e auguri di rito. Sarà che a fine anno sono stanca, l’autunno mi immalinconisce ma, il mio ideale sarebbe partire ora e tornare per la Befana. Per motivi vari ogni volta rimandiamo e a me non resta che sognare nuove mete o ripensare a quelle vecchie, al sole, al mare, alle emozioni di  un viaggio passato. Quando ho raccontato di Cefalonia ho finito il post promettendo di raccontare anche la visita a Zacinto ed ecco che la voglia di gamberi saganaki mi ha riportato a ricordare proprio quella gita.


Siamo arrivati a Cefalonia pensando che almeno un giorno l’avremmo dedicato alla visita di un’isola vicina: Lefkàda, Itaca o Zacinto. Io era convinta, convintissima che la meta sarebbe stata Itaca, solo ripetere il nome ancora mi evoca la magia del mito di Ulisse, e tutti i miei sforzi logistici sono andati in quelle direzione, fino a che non ho letto la guida. In pratica lo descriveva come uno scoglio desolato dove delle tracce del mito non c’è rimasto nulla e per di più ogni giorno sbarcano orde di turisti che fanno la minicrociera tra le isole all’assalto dell’unico villaggio in cerca di foto e souvenirs. No, non s’ha da fare. Abbiamo ripiegato su Zacinto, non sapendo bene cosa aspettarci.

 

Lo ammetto prima di salire sul traghetto quello che sapevo dell’isola era “Ugo Foscolo nasce a Zante o Zacinto nel 1778” e, da uno che poi ha scritto i Sepolcri e le Ultime lettere di Jacopo Ortis, non avevo grandi aspettative. 

Il porto di Agiou Nikolaos, dove siamo sbarcato dopo un'ora di traghetto, è minuscolo. L’idea era quella di andare a sud dove, avevo letto nella guida c’era la zona balneare e il Parco Nazionale della Caretta Caretta. Essendo in periodo di deposizione delle uova, sognavo di poter vedere queste tartarughe, veloci in acqua e goffe sulla terraferma, andare a scavare le buche per la deposizione. Anche se ero consapevole che poteva essere solo un sogno dato che tutto accade di notte e un parco non ti consente visite individuali e non concordate, ma mi piaceva l’idea di vedere una posto tanto naturale e affascinante.



Le cose andate diversamente perché al primo bar dove ci siamo fermati per fare colazione, la proprietaria, una svizzera trapiantata nell’isola, ci ha indirizzato a nord verso le Grotte Azzurre e il relitto di una nave, da vedere, secondo lei, presto la mattina, prima dell’arrivo degli autobus carichi di turisti. Ci siamo fidati e abbiamo fatto bene. Quello che ci si è presentato dinanzi è stato il paradiso, una costa a picco, una spiaggia bianca e un gioco di correnti che rende l’acqua di un colore indescrivibile, di un azzurro lattiginoso mai visto.

Da lì abbiamo proseguito verso ovest e poi verso sud passando in quella che è la zona dell’isola più selvaggia e incontaminata dove si gira dimenticandosi che qualcun altro potrebbe guidare nel senso inverso al tuo, dove il solo rumore è quello dell’auto e della natura, dove puoi vedere capre, olivi secolari, il mare cristallino in lontananza, piccoli villaggi e carretti trainati da asinelli. Un’oasi di pace e serenità.


Finalmente a sud, ci siamo fermati a Keri beach per un bagno nelle acque cristalline poi finalmente nella spiaggia delle tartarughe. Finalmente? No NON volevo crederci, una delusione tremenda. Arrivati a Laganas mi è sembrato di entrare nel set di un film ambientato a Las Vegas, luci sgargianti, colori psichedelici, divertimenti e negozi di ogni tipo e giovani ubriachi sulla spiaggia alle 3 del pomeriggio. Ero basita. Persino l’acqua in quel posto mi sembrava brutta e sporca. Pensavo a quelle povere tartarughe che sono nate in quella spiaggia e che tornavano per deporre le uova in quel caos assoluto. Alle tartarughe è concessa una parte della spiaggia che, di notte (almeno di notte) viene chiusa. Non vedevo l’ora di scappare. In verità, eccitata all’idea di vedere le signore del mare, non avevo letto bene la guida che avvertiva di stare lontani da Laganas se si era in cerca di tranquillità. 




Ritornando verso nord, passando per la costa est, siamo arrivati a Zacinto città, la capitale, ricostruita dopo il terremoto del 1953 che non mi ha entusiasmato molto, forse ancora negativizzata dalla vista della città del divertimento. Giunti di nuovo a nord, abbiamo gironzolato per il minuscolo porto,assistendo alle manovre dei pescherecci di ritorno. Un ultimo saluto all’isola e via di nuovo sul traghetto.

 Avevo la ricetta sul libro che ho comprato ma io mi fido solo di lei quando si parla di Grecia

Gamberi 300 g
Feta 100 g
Pomodori maturi 250 g
Concentrato di pomodoro 1 cucchiaio
Peperone verde tipo friariello 1
Cipolla bianca 1 piccola
Olio extravergine di oliva
Sale

Pulire i gamberi togliendo anche il filo nero sul dorso.
Lessarli per 5 minuti in acqua salata. Toglierli e metterli da parte lasciando l’acqua di cottura filtrata.
Tagliare a strisce sottili la cipolla e il peperone. Soffriggere la cipolla in un pochino d’olio (anche un peperoncino se piace) poi aggiungere il peperone tagliato a striscioline fini e far insaporire.
Aggiungere i pomodori freschi passati alla grattugia, e il concentrato di pomodoro diluito in una tazzina da caffè dell’acqua di cottura dei gamberi.
Dopo circa 10 minuti, aggiungere i gamberi e cuocere per altri 5 minuti.
Fare la feta a pezzettini piccoli e unirla agli altri ingredienti. Cuocere per 5 minuti. Finire la cottura nel forno per 10 minuti circa a 200 gradi.




giovedì 14 novembre 2013

Biscotti salati al gorgonzola e noci



Da un anno a questa parte, da quando collaboro per Libritivo, ho cercato di non ripetere mai la stessa ricetta. Ogni volta un nuovo spunto, un nuovo ingrediente, un sapore che si adattasse alla stagione e al tema, si, perché da qualche mese, lo scambio di libri con l’aperitivo è abbellito dagli allestimenti di Labart  di Laura. 


La spiaggia, il cinema, i libri in volo e ora il bosco sono stati i soggetti scelti, con ambientazioni suggestive e eleganti create da Laura che guidano il lettore verso i libri, il cibo e il vino in un’atmosfera quasi fiabesca.

Foto Labart
Io propongo il menù e Laura si lascia ispirare dalle ricette o viceversa e l’intesa funziona, anche grazie a Pamela che fornisce libri a tema e supporto logistico.

L’ultima volta ho trovato spunti interessanti in Regali Golosi, libro del più noto blogcavoletto del web, e ho provato a realizzare dei biscottini di gorgonzola e noci e che sono andati a ruba: facili, veloci e gustosissimi.


Per circa 30 biscotti

Gorgonzola piccante 125 g
Gherigli di noce 100 g
Farina 90 g
Burro 30 g
1/2 cucchiaino di sale
una punta di pepe macinato
una punta di lievito per dolci

Tritare nel mixer metà delle noci di modo da ottenere una farina. Aggiungere alle noci tritate, la farina, il sale, il pepe, il lievito e mescolare brevemente. Unire il burro e il gorgonzola, e impastare brevemente fino a ottenere un impasto lavorabile. Dividete quest'ultimo in due parti, con le quali formare due salsicciotti di circa 3 cm di diametro e rotolarli nell'altra metà delle noci, tritate grossolanamente.
Avvolgere i salsicciotti nella pellicola e lasciarli in frigorifero per una notte.
Il giorno successivo tagliarli a fettine di 1 cm  e cuocerli in forno a 180°C per 10-15 minuti. 






venerdì 1 novembre 2013

Bignè con fonduta di Gruyere e Sbrinz e mele caramellate al miele



E’ street food tutto il cibo che si consuma per strada? 

Di ritorno dalla fiera di Ognissanti di Camaiore, oggi, ho visto molte persone fare la fila per il panino con la porchetta, o per un panino con la salsiccia e le cipolle, mangiare e continuare a passeggiare o fermarsi su una panchina o un muretto con la famiglia o con gli amici. 


Ho mangiato anch’io tante volte per strada, soprattutto in vacanza perché, è facile, veloce e anche economico. Una fetta di pizza, un panino o un bombolone dalle bancarelle ma anche hot dog, fish and chips, crepes, churros  …sono questi  i cibi  da considerarsi street food? Probabilmente sì, però, io preferisco fare una certa distinzione. Mi piace pensare che il cibo di strada sia una specialità locale, in grado, non solo, di soddisfare il palato ma, anche di  raccontare una storia, tramandare una tradizione, mi piace pensare di stare mangiando  una parte di mondo e non soltanto un pasto veloce che potrei mangiare un po’ ovunque. 


Mio marito va pazzo per il panino con il lampredotto e, ogni volta che deve andare a Firenze per lavoro, non se lo lascia sfuggire, lui che ama la varietà e la qualità  del ristorante, non resiste a mangiarsi in piedi quella che giudica una prelibatezza unica. 


Quando si è presentata l’occasione del contest  Swiss Cheese Parade,  sui Formaggi della Svizzera, del blog di  Tery Peperoni e Patate l’ho colta al volo, per avere la possibilità di pensare e creare una ricetta gustosa che si potesse mangiare gironzolando. Ho voluto unire la delicatezza dei bignè con una saporita fonduta di gruyere e sbrinz, aggiungendo la  marmellata di ciliegie e le mele caramellate al miele…il tutto da passeggio, naturalmente.



Per circa 30 bignè grandi

Burro 100 g
Acqua 200 ml
Sale 1 pizzico
Farina 130 g
Uova 4

Versare in una casseruola l’acqua e aggiungere il burro  e un pizzico di sale. Appena il composto inizierà a bollire, togliete dal fuoco e unire la farina setacciata, meglio se due volte  mescolare  rapidamente e con forza in modo da evitare che si formino grumi.

Riportare la pentola sul fuoco e, a fiamma bassa, mescolare il composto fino a che non si presenterà compatto e liscio e si staccherà dalle pareti, formando una palla.

Togliere dal fuoco e lasciar raffreddare completamente immergendo la pentola in acqua fredda. Nel frattempo sbattere le uova e unirle poco alla volta al composto ormai completamente raffreddato,  in una planetaria con gancio a foglia o a mano.

Quando il composto è ben amalgamato e la pasta si presenta liscia, metterla in un sac a poche e formare dei mucchietti di pasta rotondi grandi come una noce (questi bignè li ho voluti più grandi del normale, adatti a contenere un pochino di fonduta) e porli in una placca foderata di carta da forno.

Cuocere i bignè per 15 minuti a 220°, evitando di aprire il forno durante la cottura. Trascorsi i primi 15 minuti abbassare la temperatura a 190° per altri 10 minuti, trascorsi i quali spegnere il forno e lasciare all'interno i bignè per altri 10-15 minuti con lo sportello leggermente aperto.

Per la fonduta 

Sbrinz 50 g
Gruyere 150 g
Aglio 1 spicchio
Sherry1/2  bicchierino
Maizena 1 cucchiaino
Noce moscata 1 pizzico
Sale e Pepe 

Grattugiare i formaggi grossolanamente e sciogliere la maizena nello sherry. Strofinare l'interno di una casseruola, possibilmente in coccio, con l'aglio tagliato a metà e poi aggiungere il formaggio e il vino. A fiamma bassa mescolare fino a fondere i formaggi. Aggiungere un pizzico di noce moscata, regolare di sale e pepe e togliere dal fuoco.

Per le mele caramellate

Mele stark bio 1
Miele di castagno 2 cucchiai

Lavare e asciugare la mela. Tagliarla a fettine sottili. Scaldare il miele in un pentolino e unire le fettine di mela. Lasciar andare per qualche minuto fino a farle caramellare. Togliere dal fuoco.

Per la composizione 

Aprire i bignè togliendo con un coltello la testa. Inserire sul fondo un cucchiaio di marmellata di ciliegie poi, con un cucchiaino o un sac a poche, unire la fonduta intiepidita, coprire con il "cappuccio" del bignè e aggiungere una fettina di mela caramellata.

Con questa ricetta partecipo al contest "Swiss Cheese Parade":