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martedì 22 ottobre 2013

English muffins di farina di castagne, eggs benedict con lardo e rosmarino e una improbabile colazione americana ...da raccontà a vejo



Mai mi sarei aspettata di cucinare a casa la colazione americana. Mai mi sarei aspettata che fosse Roberta a proporla per la sfida mensile dell’MTC . Da una italiana che vive in Olanda, ma con un piede anche in Francia, attendevo qualche specialità nordica invece, ci ha, e mi ha, stupita con l’American breakfast. Sono stata in America, ma ricordo di aver mangiato solo enormi pancakes stratificati, inondati di sciroppo d’acero con crumbled eggs e smashed potatoes e non uova alla benedict con salsa olandese, accompagnati a english muffins e prosciutto o bacon, perciò, ho iniziato a temere una colazione mai fatta prima. Come rendere appetibili le uova che il consorte proprio non sopporta? e che anzi vede come un castigo? Ho iniziato ad immaginare.



Forse, complici le immagini della cronaca recente, ho iniziato a guardare all’America con gli occhi di chi arriva da un Paese straniero. Ho voluto essere per un momento chi ha contribuito a fare l’America, chi l'ha sognata, amata, desiderata, disprezzata o rinnegata: i moltissimi migranti che partirono all’inizio del ‘900 dall’Italia. La Garfagnana è stata una delle aree che ha maggiormente risentito dell’emigrazione, intere generazioni di giovani uomini abbandonarono terra e famiglia per cercare fortuna dall’altra parte del mondo, in un altrove che avevano solo sentito nominare, ma che non conoscevano affatto. E la realtà per tutti è stata ben altra che la terra promessa, perché, anche chi può dire di avercela fatta, lo ha fatto con sacrificio, sudore e sofferenza e venendo a patti con una nostalgia struggente e costante per casa. Quelle piccole storie di vita quotidiana le conosco bene, avendo trascritto per la Soprintendenza di Firenze, ben 4000 lettere di emigranti, conservate alla Fondazione Paolo Cresci per la storia dell’emigrazione italiana di Lucca, dove lavoravo. 


Mi sono intrufolata nell’intimità di tante famiglie, separate dalla povertà e dalla voglia di riscatto, entrando nelle storie della loro vita personale. Le lettere erano l’unico mezzo, l’unico legame con la famiglia e gli amici e se, anche molte di esse erano sgrammaticate e piene di errori, non importava, perché  ognuna di loro portava un saluto, una preghiera, un conforto a chi era lontano. Molte, erano solo di saluti, per questo e quello e per il paese intero e la raccomandazione, in fondo, di non essere dimenticati.


Alcuni chiedevano notizie dei raccolti e come stava il maiale, non per un affetto verso l’animale, ma perché fonte di sostentamento per tutta la famiglia. Le madri che inviavano pacchi con viveri che si deterioravano dopo il lungo viaggio o calzini di lana al figlio emigrato in Sudamerica che, nella lettera successiva, spiegava che in quella parte del mondo faceva caldo e non freddo come a casa. Le persone si allontanavano, si lasciavano a casa le mogli, i figli, i genitori anziani e solo se si era fortunati si poteva tornare qualche volta ma i più non sono mai potuti rientrare e  allora le lettere erano l’unico legame. Nella famiglia di Angelo Guidi, parente di mio padre, emigrato in Brasile è stata la moglie, emigrata bresciana, a mantenere i contatti con la famiglia del marito, analfabeta, e lo fece regolarmente per 60 anni, ben oltre la morte di Angelo e senza mai aver conosciuto i destinatari. Le parole, tutte quante sono state scritte per sentirsi parte di un mondo che ormai avvertivano lontano, nella lingua, nel cibo, nelle tradizioni e nella vita quotidiana, sentendosi esattamente a metà, divisi tra quello che erano stati e quello che avevano deciso di diventare, un’appartenenza forte all’Italia e un volersi integrare nel Paese che li aveva accolti. La prima generazione è stata così, divisa a metà, la seconda ha rinnegato le origini per sentirsi inserita, la terza e la quarta hanno ricercato con forza le proprie radici.


E’ così, un po’ per gioco che mi sono immaginata una garfagnina emigrata in America, ammaliata dagli usi e costumi di una nazione tanto grande e variegata, ma con i profumi e i sapori della propria terra ancora dentro. Ecco come è nata questa improbabile colazione garfagnina in America, dalla mia immaginazione e dai miei ricordi d’infanzia legati alle castagne, alla cremina di ricotta e cacao che la mamma ci faceva quando non c’era il dolce, ma sentivamo tutti quel certo languorino e lei preparava questa bontà, e al latte caramellato che mio fratello mi ha insegnato a fare e che preparavamo le sere d’inverno stando attenti a non far bruciare lo zucchero e dopo, a spartirci le caramelline di zucchero sul fondo.

English muffin di farina di castagne

Farina manitoba 150g 
Farina di castagne 75g
Latte110 ml
Acqua25 ml 
Lievito di birra secco
Zucchero un cucchiaino
Sale 1/2 cucchiaino 


In un pentolino, unire il latte e l'acqua e fate intiepidire a fuoco dolce. Versare il lievito nel liquido insieme ai due cucchiaini di zucchero, Mescolare rapidamente con una forchetta o una piccola frusta per far sciogliere il lievito e lasciare riposare per una decina di minuti, finche' in superficie si sara' formato un sottile strato di schiuma. 
Setacciare le farine in una terrina e versate nel centro il liquido con il lievito, mescolando dapprima con una forchetta e poi con le mani, incorporando a poco a poco le farina fino a che avrete un impasto non troppo sodo. Versare l'impasto sul piano di lavoro infarinato e incorporare a questo punto il sale. Impastare energicamente per almeno dieci minuti, unendo pochissima altra farina se dovesse risultare troppo appiccicoso.. Ungete di burro una capace ciotola, rotolarci dentro il panetto e porre a lievitare in luogo tiepido per almeno un'ora o finche' non sara' raddoppiato di volume.
Rovesciare nuovamente l'impasto sul piano di lavoro leggermente infarinato e appiattirlo con le mani, facendo uscire tutta l'aria, fino ad uno spessore di circa 1,5 cm, ma non di piu'.
Con un taglia biscotti di 7,5 cm di diametro, ricavare dei dischi di pasta e metterele su una placca da forno infarinata. Rimpastare i ritagli e ricavare altri dischi fino ad esaurimento della pasta. Lasciare riposare i muffins per 15/20 minuti, coperti da un panno o da un'altra teglia rovesciata.
Scaldare a fuoco medio una padella antiaderente a fondo spesso o, ancora meglio, in ghisa.
Disporci 4 muffins alla volta, ridurre la fiamma e farli cuocere per 4 o 5 minuti per ogni lato. 
Devono rimanere molto soffici e non seccarsi, ma se si ha l'impressione che non si siano ben cotti all'interno o sui bordi, si può trasferirli in forno a 180 gradi e farli cuocere per altri 3 o 4 minuti.


Salsa olandese

Tuorli 4
Succo e scorza grattugiata di 1/2 limone
Sale 1 pizzico 
Burro fuso, meglio se chiarificato 120 g

 In una ciotola di acciaio o che comunque sopporti le alte temperature, mescolare energicamente i tuorli con il succo di limone e un pizzico di sale. Porre la ciotola sopra una pentola con acqua in leggera ebollizione: la ciotola non deve toccare l'acqua! Mescolando continuamente, scaldare i tuorli, poi versare a filo il burro fuso, sempre mescolando. Continuare a mescolare, in modo delicato e costante, fino a quando la salsa si sara' rappresa. Aggiustare di sale e pepe, unire anche la scorza grattugiata e servire subito.


Poached eggs Uova in camicia


In una casseruola da 24 cm di diametro, versare circa 5 cm di acqua e scaldare a fuoco medio fino alla comparsa delle bollicine sul fondo e sui bordi della pentola.
Rompere le uova in ciotoline separate, un uovo per ogni ciotola, eliminando quelli con il tuorlo rotto.
Versare delicatamente le uova, una alla volta, sulla superficie dell'acqua, lasciando che vadano dolcemente a fondo. Lasciare abbondante spazio tra un uovo e l'altro, cuocendone non piu' di tre o quattro alla volta. Lasciarle cuocere indisturbate per 3 o 4 minuti, usando una spatola di gomma per staccare delicatamente le uova dal fondo della pentola, se fosse necessario. 
Con un mestolo forato togliere le uova dall'acqua, una alla volta, scolandole molto bene e se si deve servirle subito, tamponare il fondo del mestolo con un pezzo di carta da cucina per assorbire tutta l'acqua in eccesso.  Possono essere conservare in frigorifero fino a 3 ore, avendo l'accortezza di deporle su un piatto coperto di carta da forno. Al momento di servirle, bastera' scaldarle per  35 o 40 secondi in acqua in leggera ebollizione.

Per comporre l' Egg benedict, dividere ogni muffin a meta' e scaldarli in una padella antiaderente fino a che risulteranno leggermente tostati. Deporre su ogni meta' muffin una fettina di lardo e un rametto di rosmarino, eventualmente leggermente scaldata in padella, coprire con un uovo in camicia e nappare di salsa olandese ancora calda.


Crema di ricotta e cacao

Ricotta 250 g
Cacao amaro 1 cucchiaio
Zucchero 2 cucchiai
Nocino un cucchiaio (va bene anche il cognac)
Noci a piacere

Mescolare energicamente la ricotta con il cacao, lo zucchero e il nocino  fino ad ottenere una crema liscia. Montare il dolce utilizzando un bicchiere o una coppetta. Porre sul fondo delle noci tritate, una parte della crema e ancora le noci per formare degli strati. Finire con le noci

Latte caramellato

Zucchero3 cucchiai
Latte200 ml

Mettere un pentolino con lo zucchero sul fuoco e girare continuamente fino a che lo zucchero non si e’ sciolto completamente. A quel punto abbassare il fuoco e aggiungere poco alla volta il latte fino a che il caramello non si sarà mescolato. Il latte a quel punto diventerà di un colore brunito e rimarrà qualche piccolo pezzetto di caramello solidificato in fondo da sgranocchiare. Servire freddo.


partecipo all'MTc del mese di Ottobre
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giovedì 27 settembre 2012

Maionese handmade, no anzi homemade

Maionese fatta in casa

Ci sono alcune volte che sogno, ad occhi aperti, di potermi comprare un casale, di rimetterlo a posto e di trasformarlo in un B&B, magari sulle colline di Camaiore, con tanto verde intorno, viti e ulivi e potermi alzare la mattina presto, spalancare le finestre e vedere il mare. Sogno di coltivare il mio orto con le verdure di stagione tutto l’anno, di fare l’olio, il vino, avere delle galline ovaiole, una mucca per il latte che, sono sicura, finirebbe per morire di vecchiaia, degli asinelli, tanti fiori, alberi da frutto, cani e gatti. Sogno una cantina con i vini più pregiati e i liquori fatti in casa, i salumi appesi al soffitto, le marmellate e le conserve fatte da me, i formaggi. Sogno di alzarmi prestissimo la mattina e fare il pane, di vivere con il ritmo del sole e della natura, cucinare cose naturali, fatte a mano, fatte in casa. Troppo? Può darsi, ma i sogni, almeno quelli, non costano nulla.

Sono cresciuta osservando tutti i giorni i gesti di mia madre in cucina, gesti semplici e veri di chi non usa la tecnologia e la chimica per cucinare, ma la sola forza delle braccia e di chi, per fare un piatto parte dall’inizio e non dal tutto pronto. L’ho vista impastare a mano, sempre, le ho visto, anno dopo anno, fare la conserva di pomodoro, talvolta il burro, la frutta sciroppata, il minestrone estivo ed invernale, tagliando una dopo l’altra tutte le verdure fresche, sgranare i fagioli e fare anche la maionese a mano. Lo so, lo faccio anch’io, è più facile mettere nel carrello un tubetto di maionese e poi conservarlo in frigo per molti giorni, ma si può anche fare la maionese fatta in casa, magari non utilizzando dosi eccessive, e consumandola in breve tempo, senza però aggiungere additivi e conservanti ma solo uova, olio e limone. La sorpresa è che, non solo è buonissima, ma ci vuole davvero poco tempo a farla.

L’idea mi è venuta perché volevo fare un piatto che necessitava anche di maionese, perciò mi sono detta che potevo farla da me.

Mia madre l’ha sempre fatta a mano e cioè con la frusta, mantenendo regolare il ritmo e il verso di rotazione per non farla impazzire con una mano e aggiungendo con l’altra, l’olio a filo. La tendinite al polso non me l’ha permesso e la mia, infatti, non è una versione handmade ma homemade,fatta, utilizzando il robot da cucina.


Tuorli 2 uova codice 0
Olio di semi quanto riesce ad essere incorporato
Olio evo 20 ml
Limone 3 cucchiai di succo
Sale
Senape (facoltativa) mezzo cucchiaino

Mettere i tuorli nel robot da cucina (con le fruste per montare) e sbatterli per 30 secondi poi aggiungere il sale e un pizzico di senape per evitare che la maionese possa impazzire (suggerimento di Carlo Cracco in una puntata di Masterchef Italia), a seguire unire l’olio a filo con calma. Aspettare che l’olio versato sia stato incorporato bene prima di aggiungerne altro. Quando la maionese avrà preso consistenza, aggiungere l’olio evo e il succo di limone, che aiuta la salsa a stabilizzarsi. 

Ho utilizzato uova del contadino di ottima qualità, d'altronde, decidere di fare un piatto fatto in casa, predispone necessariamente all’attenzione per gli ingredienti utilizzati.

In precedenza, avevo adoperato solo l’olio evo ma il sapore della maionese era, decisamente, troppo forte, quasi amarognolo, per non parlare del colore che tendeva al giallo-verde.

martedì 29 maggio 2012

Asparagi gratinati con fiore d'uovo al sale vikingo


Asparagi gratinati con fiore d'uovo al sale vikingo


Far mangiare le uova in casa mia non è un’impresa facile, o meglio, mescolate in dolci, torte salate, pasta ecc. nessun problema, ma quando si tratta di mangiare un uovo sodo o una frittata la faccenda si fa seria! Ricevo sguardi di disapprovazione e facce contrite a dire: cosa abbiamo fatto di male per essere puniti così o hai la luna storta stasera? Perciò, in barba al colesterolo, sono sempre io quella che si fa una frittatina, un uovo sodo o in camicia.

Ma dico io….quelle uova meravigliose che prendo a casa di mia mamma in Garfagnana, che provengono dai contadini della zona che allevano solo poche galline, libere di scorrazzare nell’aia a beccare i sassolini utili al guscio, che vengono nutrite solo con il mais, che hanno albumi di un giallo intenso e un gusto più intenso delle uova del supermercato….. sarebbero una punizione? Io sono cresciuta con le uova del contadino e il latte fresco che la lattaia portava ogni giorno casa per casa, perciò vorrei che anche Dario, nel possibile, mangiasse cose sane. Ed è a questo punto che scatta l’ingegno: se l’uovo da solo non gli piace tanto, proviamo a farlo divertendoci insieme…..così è nato l’uovo a forma di fiore (la forma l'ha scelta lui) con gli asparagi gratinati.


Il tocco di sale vikingo nasce dalla mia passione per i sali del mondo perché conoscendone i sapori, ti accorgi che non tutti i sali hanno lo stesso profumo, la medesima consistenza e lo stesso gusto. Il sale vikingo è in realtà una miscela di sale affumicato, cipolla e un mix di spezie che si sposa benissimo con omelette, soufflè, zuppe di legumi, verdure e formaggi gratinati, pollo e patate al forno dando un gusto deciso, intenso e profumato.


Uova 4
Asparagi un mazzo
Pancetta affumicata 200 gr
Parmigiano grattugiato 100 gr
Burro 50 gr
Sale vikingo
Pepe

In un foglio di carta da forno mettere 4 tagliabiscotti a forma di fiore o una forma di vostro gradimento e all’interno inserire l’uovo crudo. Cuocere in forno a 180° per 5-10 minuti (dipende dal forno e dal grado di cottura che vi piace). Pulire gli asparagi poi saltarli in padella con metà del burro per qualche minuto e aggiungere sale vikingo e pepe.  Cospargerli con il parmigiano e farli gratinare in forno a 180° per 5 minuti.
Nel frattempo rosolare in padella la pancetta affumicata ridotta a cubetti. Mettere 5-6 asparagi con sopra l’uovo estratto dalla formina con l’aiuto di un coltellino, terminare con i cubetti di pancetta e una spruzzata di sale vikingo.