Visualizzazione post con etichetta Fatto in casa. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Fatto in casa. Mostra tutti i post

martedì 19 novembre 2013

Amor di castagne...





Il proverbio dice: «Garfagnin della Garfagna, se tu non avessi la castagna, moriresti dalla famma». I miei avi hanno dovuto sfamarsi per secoli con quello che il Pascoli ha definito l'albero del pane, l’unico sostentamento in una terra povera, dove, durante l’ultima guerra, sopravvivere alla miseria è stato possibile proprio grazie alle castagne. 



Le castagne io, invece, le ho sempre odiate, fin da piccola. Non sopportavo neanche l’odore eppure, durante tutta l’infanzia mi sono passate accanto come mondine, ballotte, tullore, necci, castagnaccio, manafregoli e polenta dolce, ma niente, pensavo addirittura di aver sviluppato una avversione genetica al riguardo. 



Per sentirmi parte di qualcosa, mentre tutti facevano le mondine sul fuoco e le sbucciavano soddisfatti, facendosele saltellare da una mano all’altra ancora roventi, riuscivo a malapena a mangiare mezza castagna cruda così, proprio per non rinnegare quello che doveva, per forza, essere nel mio dna. 


Per anni le ho volutamente dimenticate, poi, in una occasione di quelle dove non puoi dire di no, quando la padrona di casa, dopo averti donato il primo regalo per il nascituro, ti porge una fetta di torta di neccio, una signora tanto carina con la quale non hai la giusta confidenza per declinare e mentre tutti ti stanno guardando, devi per forza accettare con un sorriso e mandare giù il boccone. Saranno stati gli ormoni, i gusti che nel tempo cambiano o non so che cosa, ma la torta mi è piaciuta, tanto che ne ho chiesto la ricetta e l’ho fatta tante volte. 


Da quel momento non ho avuto più dubbi, ogni volta che mi si presentava davanti un piatto nuovo a base di castagne, dovevo provarlo, e così ho assaggiato i ravioli, gli gnocchi, i biscotti, le torte. E’ stato come  un viaggio di ritorno al passato con il quale mi sto, piano piano, riconciliando. 


Quando la ex signorina Pici ha proposto la castagna come ingrediente, mi è subito venuta in mente una torta che avevo assaggiato quest'estate, facendo da presidente di giuria alla gara di torte del paesello, l’ho rielaborata a modo mio, facendo home made tutti gli ingredienti a base di castagna. 


Neanche a farlo apposta il piccolo qualche giorno prima della ricetta dell’MTC, di ritorno dalla festa della castagna all’agrinido di mio nipote, felice, con il suo bel sacchetto di castagne raccolte nel bosco, mi dice che ha assaggiato la marmellata di castagne e con quelle che mi aveva portato voleva proprio quella……mamma me la fai? Detto fatto.




BISCOTTI ALLE CASTAGNE
Farina di grano tenero 00 250 g
Farina di castagne 250 g
Burro 250 g.
Zucchero di canna chiaro 175
Uova 1 intero e 1 tuorlo

Versare le farine sulla spianatoia e aggiungervi lo zucchero, l’uovo e il tuorlo; impastare il tutto con il burro freddo tagliato a dadini. Ottenuta una pasta omogenea, lasciarla riposare in frigo per almeno un’ora e poi  stendere una sfoglia di 5-6 mm., quindi tagliare le sagome con un taglia biscotti (io avevo gli animali del bosco) . Cuocerli in forno a 180°C per 15-20 minuti.

MARMELLATA DI CASTAGNE
Castagne pesate già cotte 1 kg
Zucchero 700 g
Acqua 1\2 bicchiere
Cacao amaro 25 g
Caffè 3 tazzine
Cognac 1 bicchierino
Semi di un baccello di vaniglia

Lasciare le castagne coperte d’acqua per due giorni, quelle che verranno a galla saranno da buttare perché probabilmente contengono ospiti indesiderati.
Lessare le castagne con tutta la buccia per almeno 30-40 minuti o addirittura 1 ora se sono molto grandi. Tagliare le castagne a metà con un coltello e scavarne la polpa con un cucchiaino.
Pesare la polpa fino ad averne 1 kg.
Passare la polpa al passaverdure così da ottenere una purea quasi impalpabile, oppure schiacciarla con lo schiacciapatate
Nel frattempo versare lo zucchero in un tegame e versarci sopra l’acqua, in modo che sia tutto bagnato. Aggiungere i semini del baccello di vaniglia infine porlo sul fuoco a fiamma bassissima e lasciarlo sciogliere. Non dovrà caramellarsi, ma solamente sciogliersi bene.
Sciogliere il cacao in polvere nel caffè.
Versare lo sciroppo di zucchero, il cognac ed il caffè sulla purea di castagne.
Mescolare bene, cuocere la marmellata per 20 minuti e versare la marmellata ancora bollente nei barattoli.
Battere i barattoli sul fondo in modo da eliminare eventuali bolle d’ aria.
Lasciare i barattoli aperti fino a che la marmellata si sarà completamente raffreddata.
Versare un cucchiaio di cognac sulla superficie della marmellata e chiudere i barattoli.

CHEESECAKE DI CASTAGNE
Biscotti secchi di castagne 300 g
Burro 100 g
Formaggio spalmabile 250 g
Ricotta 150 g
Uova 3
Maizena 2 cucchiaini
Marmellata di castagne 250 g
Fava tonka 1
Cioccolato fondente 72% 150 g
Panna fresca 250 g
Zucchero di canna 150 g

Tritare bene i biscotti e mescolarli al burro fuso e fatto raffreddare. Creare in una teglia la base e i bordi con i biscotti e mettere in frigo. Amalgamare il formaggio morbido con la ricotta, le uova e lo zucchero poi unire la marmellata di castagne. Stendere sulla base raffreddata la farcia e infornare a 170 °C nel forno per 50/55 minuti.
Nel frattempo scaldare la panna fino a che compaiono le prime bolle poi spegnere il fuoco e unire il cioccolato spezzettato e mescolare velocemente fino a farlo sciogliere completamente. Grattugiare mezzo seme di fava tonka ma anche di più se piace il sapore e mescolarlo alla ganache. Far raffreddare.
Appena il dolce si sarà raffreddato toglierlo dalla teglia delicatamente e versare la ganache che risulterà comunque abbastanza liquida. Si può gustare a temperatura ambiente o con la cioccolata ancora tiepida o ancora freddo mettendolo in frigo prima di servire.

Con questa ricetta partecipo all'MTC di novembre



domenica 3 novembre 2013

Biscotti per cani...la storia di un amore


Biscotti per cani

Questi biscotti avrei dovuti farli un anno e mezzo fa, quando eri ancora in grado di strapparmeli di mano in un lampo e mangiarli interi. Ora non ci sei più, te ne sei andata l’anno scorso. Lo ricordo bene quel momento, è bastato un soffio e mentre di accarezzavamo ci hai salutato per sempre. Anche se eri vecchietta e malandata non hai mai perso la tua indole da cucciola, festosa e giocherellona. Ma non voglio parlare di quanto abbiamo sofferto nel vederti deperire giorno dopo giorno fino a non reggerti più in piedi e, nel decidere che ormai era giunto il tuo momento, voglio parlare dei meravigliosi 15 anni che ci hai regalato. Non avevamo mai avuto un cane e tu ci hai insegnato cosa volesse dire amare incondizionatamente e vivere a stretto contatto con un peloso scatenato. 


Ricordo quel giorno freddo e buio di gennaio quando decidemmo di andare al canile, ci accolse il silenzio ma, appena l’operatore accese le luci, un rumore assordante di guaiti e latrati ci assalì, tanti cani per gabbia e tutti che si gettavano contro le reti per farsi notare. Non riuscì a scegliere era troppo difficile prenderne uno solo. Poi nell’ufficio, mentre prendevamo accordi per ritornare, ti portarono da noi e ci rendemmo conto che perdevi sangue dai polpastrelli, rotti nella foga di saltare contro la gabbia. Eri spaventata, ferita e sporca e noi scegliemmo te. Un bagno a quel pelo lungo, a quel ciuffo che ti copriva gli occhi e via verso la tua nuova casa. 


Per molto tempo tutto il cibo che prendevi lo nascondevi, le croste del formaggio finivano nelle pieghe del tappeto, il pane tra i cuscini del divano. Ci sono voluti mesi perché tu capissi che quel cibo era tuo e solo tuo e che nessun altro cane te lo avrebbe portato via. Eri buffa mentre scavavi idealmente sul tappeto come a voler fare una buca poi, ci nascondevi un biscotto e, sempre idealmente, con il muso ricoprivi quel biscotto che però era sempre lì in bella vista. E quando ti lasciavamo sola in casa cosa combinavi? Hai mangiato letteralmente i cuscini del divano, il materasso e tutte le piante (tranne una) che io avevo riportato dal viaggio di nozze. 


Poi ti sei calmata, hai capito che quella era la tua casa, noi i tuoi amici e sei diventata la canina più ubbidiente e dolce che potessimo sognare. Quando poi è nato Dario ti sei comportata come una mamma in seconda, hai tenuto a bada la tua irruenza e quando era piccolino non lo hai mai toccato, se io non mi svegliavo subito appena lui piangeva, venivi a chiamarmi tu, con la zampa mi chiedevi di alzarmi e poi, quando è cresciuto siete diventati compagni di gioco anche se ormai l’età avanzava e tante corse non potevi più permettertele. Hai accolto gatti, uccellini e altri cani come se tu non avessi alcun istinto di caccia, solo i postini non ti stavano molto simpatici. 


Ho capito quanto eri di famiglia quando stavo male e tu non mi mollavi un attimo, quando, incinta, credevo di stare perdendo Dario e solo gli operatori del 118 ti hanno preso di peso e spostata perché non volevi lasciarmi o quando con un pancione enorme il postino si è avvicinato troppo a me e tu gli hai dato un avvertimento alle caviglie…lo so che mi stavi solo proteggendo. Ci manchi Ruffa. Manchi tanto anche a Dario, per questo, da qualche giorno è arrivata Pina, anche lei da un canile, un canile sardo, anche lei abbandonata e con la coda mozzata, è piccola e spaventata e spero possa essere, per tutti, l’inizio di una nuova avventura. I tuoi biscotti Ruffa li mangerà Pina…spero che non ti dispiaccia.







Di ricette sul web ce ne sono tante, io ne ho ripreso una da qui ma l'ho modificata

Omogeneizzati per bambini di carne o pesce 2
Parmigiano grattugiato 1 manciata
Farina di farro 1 tazza
Farina di semola rimacinata ½ tazza

Porre in una ciotola gli omogeneizzati e il parmigiano, poi aggiungere la farina piano piano mescolando. (ho messo le farine che avevo a disposizione, penso che verrebbero ugualmente bene anche con altre)
Aggiungere farina fino a che il composto diventa lavorabile con le mani poi stendere la pasta ad uno spessore di 2/3 mm e con un taglia biscotti a forma di osso ricavare circa 40 biscotti.
Cuocere in forno a 200°C per 20 minuti e poi lasciarli nel forno spento ma aperto fino a renderli croccanti. Si conservano per alcuni giorni nella latta.

domenica 5 maggio 2013

Gomasio di sesamo nero



 

Ho sempre voluto un'agenda a inizio anno per scrivere tutti gli appuntamenti, le cose da fare, i pensieri, gli appunti. Ogni anno la stessa storia, ne compro una e poi quando mi rendo conto, a marzo, di aver scritto solo il nome e poco altro, la tolgo dalla borsa, pensando che in fondo pesava e basta. Perché io gli appuntamenti, le cose da fare ecc. li tengo tutti a mente, non ho bisogno di un promemoria. Era così fino a qualche anno fa, ora le responsabilità sono aumentate, così come gli interessi, gli amici, le cose alle quali star dietro e forse avrei bisogno di quella agenda….a patto di ricordarsi di scriverci qualcosa. 


Spesso mi capita di avere tante cose nella mente e poco tempo per realizzarle tutte. In questo periodo è così, nuovi progetti, idee, corsi, però anche il cambio di stagione, il giardino, l’orto, le recite a scuola da filmare, i libri nuovi di ricette da leggere con attenzione, la fotografia, il blog….. anche il lavoro và. Insomma quando sono così, finisco per fare quasi tutto male…perciò respirone .......e via, una - cosa - alla -  volta. Oggi è toccato prima al gomasio e poi al giardino e all’orticello, infatti sono qui con le unghie nere di terra, la schiena a pezzi ma con la soddisfazione di aver vinto la prima battaglia contro le erbacce, aver travasato quasi tutte le piante, aver messo a dimora gli ortaggi, piantato nuove piante e pulito il prato da foglie e rametti.


Da quando ho fatto il corso di cucina naturale, il gomasio è entrato a far parte della mia tavola, è’ un ottimo condimento per insaporire le verdure crude o cotte, i cereali ed i legumi. Si ottiene dai semi di sesamo e dal sale marino integrale, oggi ho voluto provare il sesamo nero che ho comprato al souq di Dubai.

Le proprietà del gomasio sono quelle dei semi di sesamo arricchite dai Sali minerali del sale marino integrale che una volta inglobati nei semi di sesamo vengono veicolati in maniera sana nell’organismo.

Il sesamo è un seme ricco di acidi grassi essenziali polinsaturi e monoinsaturi, di calcio, ne contiene 950 mg per etto quantità superiore a quella presente nei formaggi , contiene proteine di ottima qualità, zinco, selenio, fosforo, potassio e magnesio, vitamine A,E,B6 PP.


Semi di sesamo nero 10-12 cucchiaini
Sale 1 cucchiaino
 .


Tostare in una padella, di ghisa o di acciaio a fondo spesso i semi di sesamo. Toglierli dal fuoco appena iniziano a scoppiettare ed emanano un piacevole profumo, non devono scurirsi, né tanto meno bruciacchiarsi. Per il sesamo nero ci si deve affidare solo all’olfatto dato che il colore nero non aiuta. E’ pronto quando i semi si rompono facilmente schiacciandoli tra le dita.
 Nella stessa pentola ancora calda, ma a fuoco spento, mettere il sale e lasciarlo asciugare.

Versare nel mortaio (il suribachi è il più indicato) e macinare. Quando la metà di questi, si è rotta, unire il sale amalgamando il tutto. Si ottiene così il gomasio da utilizzare in tavola al posto del sale per condire a crudo. In questo modo si possono utilizzare meno sale e meno olio perché ogni minuscolo granello di sale viene avvolto durante la preparazione da un sottilissimo strato d’olio rilasciato dai semi frantumati.
Il gomasio si conserva per una settimana in un barattolo di vetro chiuso.


con questa ricetta partecipo alla raccolta della Capra,