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mercoledì 25 settembre 2013

Le Raviole del Plin di raschera e pere con burro e nocciole.....100% Piemonte



Dopo tanti anni che vivi accanto ad una persona, è difficile fare un regalo che non sia qualcosa che si aspetta o meglio, un regalo concordato, magari scelto insieme. Diventa un vero rompicapo riuscire a far scoccare quella scintilla negli occhi , quello sguardo di stupore e di sorpresa che, un vero regalo dovrebbe sempre suscitare. A volte temo di aver finito il repertorio, altre, per stanchezza, finisce che gli chiedo : "cosa vuoi per il compleanno ?" e ricevo l’immancabile risposta: …. "Nulla". Perciò, dopo regali piccoli, grandi, cercati, sbagliati, feste a sorpresa, tanti piccoli pacchettini o un regalo fintamente dimenticato, due anni fa mi venne la brillante idea, complice una pubblicità in tv, di adottare a suo nome un filare nelle Langhe anzi, nelle Lanze . L’idea mi piacque subito, un intero filare di piante di vite che si sarebbero trasformate in 12 bottiglie di Barbera con etichetta personalizzata.


In questo caso posso affermare di aver preso ben 3 piccioni con una fava, 
  • avendo sorpreso il marito che non si aspettava nulla del genere, 
  • avere a disposizione del buon vino che anch’io avrei potuto bere e
  • aver trascorso un weekend in giro per le Langhe.

Durante l’adozione, tutti coloro che aderiscono  all’iniziativa sono  aggiornati su quello che succede, ricevono immagini della lavorazione effettuata nella “loro” vigna, e se lo vogliono possono andare personalmente durante la vendemmia o durante la vinificazione ad assistere alle operazioni.
Nel maggio successivo, in occasione della 1° Festa del Barbera, siamo andati a Castagnole delle Lanze a goderci la festa e a ritirare le bottiglie ed è in questo modo, un pò originale,  che ho conosciuto questa bella zona del Piemonte.



Oltre ad aver visitato cantine tra Barolo e Barbaresco, esserci incantati davanti ai filari infiniti, precisi e belli come giardino curato, segno di un lavoro instancabile e duro, la vera anima del territorio è uscita fuori parlando con la gente. Ci hanno raccontato di come le grandi fabbriche abbiamo portato molti contadini ad abbandonare l’attività, convinti da uno stipendio sicuro, di come un tempo tutti lavoravano per tutti, perché se avevi dei problemi, un anno, era il vicino che pensava alle tue viti, sapendo che se fosse stato lui a passare dei guai, tu avresti fatto lo stesso. Tutti si conoscevano e rispettavano il lavoro degli altri. Oggi le cose sono cambiate, ci sono i grandi marchi le cui cantine sono come dei bunker, i lavoratori sono stagionali e spesso stranieri perciò non hanno molto a cuore il territorio. 



Ci raccontavano anche, tra un assaggio di vino e l’altro, che ci sono le cooperative dei piccoli produttori che, riuniti, riescono comunque ad essere una forza sul mercato e, mentre chiacchieravamo, arrivavano vini sempre più vecchi spillati direttamente dalle botti. Morale: siamo tornati a casa con il bagagliaio (abbiamo una station) colma di bottiglie di vino, cercando per tutto il viaggio di ritorno una scusa plausibile se qualche pattuglia ci avesse fermato.

La festa del Barbera è stata anche l’occasione per assaggiare le nocciole, le specialità piemontesi come il bonet, il formaggio Castelmagno e molto altro. Quando Elisaha proposto le Raviole del Plin ho voluto fare una versione che fosse 100% piemontese, mettendo all’interno tutto ciò che del Piemonte mi ha entusiasmato e mi è rimasto nel cuore….approfittando dell’occasione magari, per replicare io l’adozione e magari per invogliare qualcun altro a farla.

per la pasta:

Farina di grano tenero 0 200 gr

Uovo 1 intero (grande)

Tuorli 2 (grandi) 
per il ripieno:
Raschera DOP 150 gr
Pere coscia 2
Timo limone qualche fogliolina
Per il condimento:
Burro una noce
Nocciole del Piemonte una manciata
sale

Privare il formaggio della crosta e tagliarlo a dadini. Tritarlo finemente nel mixer. Pulire le pere e passarle 15 secondi al mixer poi, lasciare la polpa grossolana che si sarà formata in un colino per almeno mezz’ora in modo che perda la componente acquosa. Unire le pere al formaggio e aggiunger qualche fogliolina tritata di timo limone.

Mettere la farina a fontana e rompervi all’interno le uova. Mescolare le uova e la farina partendo dall’interno e incorporando poco per volta la farina. Impastare per una decina di minuti con i palmi delle mani finché si ottiene un composto liscio e compatto. Coprire con pellicola alimentare e far riposare per una trentina di minuti.

Tagliare pezzi di pasta e, che si scelga di usare la macchinetta o il mattarello, tirarla molto sottile

Con l’aiuto di uno o due cucchiaini formare delle piccole palline di ripieno (grosse all'incirca come delle nocciole) e disporle sulla sfoglia, a poca distanza l’una dall’altra.
Piegare la sfoglia e pizzicare la pasta tra una pallina e l’altra Dopodiché tagliare i ravioli con la rotella partendo dalla parte chiusa e muovendosi verso i due lembi sovrapposti.


E’ importante lavorare con poca pasta per volta in modo da non farla asciugare troppo. Ogni volta che i ravioli sono pronti, disporli su dei tovaglioli puliti e spolverizzarli con farina.
.
Tostare le nocciole in modo che possano sprigionare tutto l' aroma e tritarle. Far sciogliere una noce di burro e versarvi le nocciole tritate lasciandone un poco per la decorazione.

Cuocere i ravioli in abbondante acqua bollente e salata. Scolarli e condirli con il burro e una spolverata nocciole tritate.
Con questa ricetta partecipo all'MTChallenge di settembre 


venerdì 26 ottobre 2012

Tortini salati di kamut con emmentaler e mirtilli rossi essiccati


Tortini di salati di kamut con emmentaler e mirtilli rossi essiccati

Dopo la novità dello sbrinz, avere a che fare con l’emmentaler è stato come tornare a casa. Gusto e cucino l’emmentaler da sempre, infatti, compare spesso nel menù di casa, dai piatti più semplici come le insalate di riso o nei toast dove si scioglie e fila come pochi altri formaggi, a piatti più elaborati che necessitino di un formaggio dal gusto dolce che si scioglie in bocca.


Particolare caratteristica sono i buchi, che, ho scoperto, nascere durante la fermentazione naturale, nella quale si forma anidride carbonica che, non potendo fuoriuscire, si raccoglie in zone dell’impasto dando origine ai famosi occhi, della grandezza di una ciliegia.


Per questo formaggio ho pensato di proporre dei tortini salati , che, non sono, forse, proprio inerenti alla tradizione italiana più classica, ma che, da qualche anno a questa parte, hanno fatto il loro ingresso nelle nostre tavole, divenendo un elemento imprescindibile. Per una sana merenda a scuola, per uno snack, per un aperitivo o al posto del pane accompagnato da un vassoio di salumi, è un ottimo piatto. Non solo ha passato l’esame del piccolo di casa ma, è piaciuto un po’ a tutti, perciò ho idea che dovrò farlo e rifarlo spesso.


Per 6 tortini

Farina di Kamut 200 gr
Latte tiepido 100 ml
Sbrinz grattugiato 30 gr
Mirtilli rossi essiccati 50 gr
Lievito per torte salate ½  bustina
Olio di semi 120 ml
Emmentaler 100gr
Uova 3
Timo limone 
Sale e pepe

In una ciotola mescolare le uova, il latte e l’olio e in un’altra mescolare la farina, lo sbrinz grattugiato e il lievito. Unire i due composti e mescolare bene. Aggiungere l’emmentaler, il timo e i mirtilli rossi, aggiustare di sale e pepe e mescolare delicatamente. Versare il composto nei pirottini fino quasi al bordo. Cuocere in forno a 180° C per 20/25 minuti. Sono buoni sia tiepidi che freddi, ottimi il giorno successivo……se ci arrivano.

Con questa ricetta partecipiamo al bel Contest del blog Peperoni e Patate della dolce Tery “La Svizzera nel piatto” in collaborazione con il Consorzio Formaggi della Svizzera:


martedì 23 ottobre 2012

Ravioli di sbrinz e pere con melagrana e speck

Ravioli di sbrinz e pere con melagrana e speck

“Ho preso dimora”,scrisse Nietzsche a Peter Garst nel 1881, “nell’angoletto più ameno della terra: non ho mai goduto tanta pace, e tutte le cinquanta necessità della mia misera esistenza sembrano essere soddisfatte. Questa scoperta la prendo come un dono, tanto inatteso, quanto immeritato”….quell'angoletto, era in Svizzera. Ed è così che io la immagino, un luogo incantato, dal cielo limpido e dal paesaggio  rilassante. Un luogo dove la modernità si sposa con la tradizione, fatta di gesti sapienti e antichi.

Qualche tempo fa, al supermercato ho trovato un’offerta allentante sul formaggio svizzero Sbrinz, incuriosita, ho preso tra le mani la confezione, l’ho guardata e rigirata ma poi l’ho rimessa sul banco. Qualche giorno dopo mi sono iscritta al contest di Peperoni e Patate e, a quel punto, non potevo non scegliere lo Sbrinz , che fino a quel momento non avevo mai assaggiato. Quando è arrivato il pacco, la curiosità ha vinto sulle buone maniere e, in fretta e con poco garbo, ho aperto la confezione e gustato quel formaggio che, ho scoperto, essere il più antico d’Europa, prodotto nei cantoni della Svizzera centrale da ben cinque secoli.


Convincere me non è stato poi così difficile, poiché sono, notoriamente, un roditore in fatto di formaggio, il difficile era persuadere il consorte ma, a dispetto della sua insofferenza verso il formaggio, ha dimostrato di apprezzare ampiamente il gusto pieno e intenso dello Sbrinz.

L’idea di preparare i ravioli è nata dalla mia passione, tutta contadina, di abbinare il formaggio con le pere, poi mi sono divertita a giocare con i colori della bandiera, alternando il bianco e il rosso nella pasta e nel condimento.


Ho utilizzato la melagrana per far pace una volta per tutte con questo frutto meraviglioso. Quando avevo circa un anno, mio fratello maggiore, al quale avevano regalato una carabina vera, ma senza proiettili (ovviamente!!!), cercò di colpirmi alle gambe, per farmi piangere e far dispetto a mia madre con la quale aveva litigato, inserendo, al posto delle cartucce, la buccia di una melagrana. Mi colpì in un occhio invece, facendomi svenire dal dolore. Mia madre, sconvolta, pensò che mi avesse sparato un proiettile rimasto dentro per errore e che fossi morta. Senza cellulare o un telefono, senza un pronto soccorso e senza patente, mia madre mi raccolse da terra e mi portò, forse nell’unico posto dove potesse ricevere conforto, salì le scale e chiese aiuto alla vicina e amica. Nel frattempo mi ripresi, urlando di dolore, mio fratello, sconvolto dal senso di colpa, piangeva disperato, finalmente mi accompagnarono dal dottore che estrasse la buccia dura ma, un pezzettino, rimase conficcato dentro ancora per due giorni finché un oculista lo tolse. Senza danni alla vista e senza traumi l'avventura finì così,  ma da quel giorno armi e melagrane furono bandite da casa. 

Farina 0 400 gr
Uova codice 0 
Barbabietola1
Pere Williams 2
Sbrinz200 gr
Burro 30 gr  per le pere
Pepe rosa 
Melagrana1
Scalogno1
Burro 50 gr
Vino bianco per sfumare
Timo 2 rametti
Speck 50 gr in un’unica fetta
Farina di riso 1 cucchiaino
Sale
Pepe


Lessare la barbabietola finche non sarà morbida. Lasciarla raffreddare e sminuzzarla finemente con un mixer.

Per la pasta bianca, impastare la farina e 2 uova, eventualmente aggiungere un pochino d’acqua. Avvolgere l’impasto in una pellicola e metterlo in frigo per almeno 30/45 minuti

Per la pasta rossa, mescolare la farina con la purea di barbabietola e aggiungere l’uovo rimasto. Aggiungere un pochino d’acqua se necessario. L’impasto dovrà risultare omogeneo ed elastico.  Avvolgere l’impasto in una pellicola e metterlo in frigo per almeno 30/45 minuti

Sbucciare le pere, tagliarle a cubetti fini e passarle in padella con un poco di burro e i grani di pepe rosa. Lasciarle insaporire e ammorbidire per 5 minuti poi farle raffreddare. Eliminare i grani di pepe, a meno che non piaccia il sapore in bocca, quando si addenta un raviolo. 
Tagliare lo sbrinz a cubetti fini e unirlo alle pere. Aggiustare di sale e pepe a piacere.

Tirare la pasta in sfoglia e ricavare delle strisce.  Con un coppapasta ricavare un cerchio, nel quale sarà adagiato un po’ di ripieno, poi coprire con un altro cerchio di pasta, far uscire l’aria e sigillare manualmente il raviolo. Io ho realizzato ravioli bianchi e ravioli rossi ma niente vieta di fare un raviolo bicolore.

Tagliare lo speck a dadini . Aprire a metà la melagrana, spremerne una metà per estrarne il succo e sgranare delicatamente l’altra.
Rosolare lo scalogno tritato nel burro, sfumarlo con il vino bianco, cuocendo per qualche minuto, poi aggiungere il succo di melagrana e far rapprendere.  Unire lo speck e i chicchi di melagrana, lasciandone alcuni per la decorazione. Aggiungere un cucchiaino di farina di riso per addensare meglio la salsa.
Cuocere i ravioli in acqua bollente salata per ¾ minuti, scolarli e, conservando un pochino d’acqua di cottura, ripassarli in padella unendo il timo .
Impiattare in un piatto bianco, utilizzando i chicchi di melagrana rimasti.


Con questa ricetta partecipiamo al bel Contest del blog Peperoni e Patate della dolce Tery “La Svizzera nel piatto” in collaborazione con il Consorzio Formaggi della Svizzera: