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lunedì 2 dicembre 2013

Ciambelle alla carota e gli inganni del cervello



Il cervello accetta ciò che riconosce, agisce secondo schemi prestabiliti, tracce lasciate da esperienze pregresse. Ecco perché mangiamo cozze e vongole ma inorridiamo davanti a insetti fritti o altre specialità esotiche. Magari hanno un buon sapore ma il nostro cervello, la nostra esperienza li identifica come esseri schifosi e ci impedisce anche solo di assaggiarli. 


Ora mangio volentieri il sushi ma, la prima volta, guardavo quei rotolini mollicci e mi chiedevo se, oltre a mangiarli, avrei dovuto anche pagarli. Il primo sashimi a San Francisco nel lontano ’97, mi parve una maledizione (rafano compreso) solo perché, nessuno da noi, fino a quel momento era abituato a mangiare il pesce crudo. 

A me è capitato di verificare questa condizione anche con Dario, i bambini all’inizio sono incuriositi dal cibo anzi a volte percepiscono come cibo qualsiasi cosa capiti loro a tiro e la mettono in bocca, usano la bocca per capire e conoscere però poi, crescendo, con il loro piccolo bagaglio di esperienza e sapori diffidano delle novità e convincerli a assaggiare diventa un’impresa epica. Dario all’età di un anno andava nell’orto a strappare i pomodorini dalla pianta per mangiarseli ma già a 2/3 anni li ha rifiutati categoricamente continuando però a mangiare la passata. In Spagna mangiava allegramente il pan y tomate perché il pomodoro non si chiamava pomodoro ed era strusciato sul pane in una forma completamente diversa dalla sua idea di pomodoro. 


Qualche anno più tardi volevo che assaggiasse le orecchiette con i broccoli ma tutto ciò che è verde lo disturba, tutto, tranne il pesto. Al momento del pasto, avendo cotto molto i broccoli e ridotti in poltiglia gli ho detto che era pasta al pesto: l’ha mangiata tutta. Il suo cervello aveva dato l’ok perché nella forma e nel colore era uguale al pesto. Di queste pseudo furbizie/inganni da mamma di un pargolo che ha sempre mangiato poco, ne ho praticate molte negli anni e purtroppo devo continuare.

Una torta fatta in casa, anche se fatta con gli ingredienti più buoni e che a lui piacciono, manca di attrattiva, la semplice fetta non corrisponde alla sua idea di merenda o merendina perciò, spesso, ringrazia ma poi vuole altro. Ecco che ho pensato di fare una torta da colazione in forma di ciambellina, una monoporzione rispondente alle sue aspettative e facile da portare nello zaino. Riuscirò a convincerlo?


Per circa 10/12 ciambelline

Burro 125 g
Zucchero muscovado185 g
Uova 3
Estratto di vaniglia 1 cucchiaino
Farina 200 g
lievito bio 1 bustina
Spezie miste 1 cucchiaino
Noci sgusciate 80 g
Sale un pizzico
Carote bio 250 g
zucchero a velo per decorare

Montare il burro con lo zucchero, poi unire le uova, una alla volta. Aggiungere l’estratto di vaniglia e un pizzico di sale. Unire la farina e il lievito precedentemente setacciati un po’ per volta e mescolare bene. Unire le carote in precedenza pulite e tritate e le noci passate pochi secondi al mixer Aggiungere le spezie miste e mescolare bene. Versare il composto in uno stampo per ciambelline (tipo donuts. Imburrato e infarinato. Infornare a 180° per 15/20 minuti. Una volta raffreddate spolverare con zucchero a velo.
La ricetta base è presa da qui poi, ovviamente ho fatto di testa mia.

giovedì 21 novembre 2013

Viennese Tartlets



Mia mamma mi racconta sempre , ormai è uno degli aneddoti di famiglia, di come da piccola, la sera, prima di andare a dormire io non volessi sentir raccontare una fiaba, come tutti i bambini, ma insistessi per sfogliare i “libri delle pastasciutte” come li avevo ribattezzati. Erano i libri di cucina di mia madre e io li adoravo, amavo vedere le foto dei dolci, quelli tutti panna e meringhe, creme e frutti di bosco. 

Oggi non sono cambiata molto, i libri e le riviste di cucina sono diventati i miei e nel tempo sono diventati sempre di più , da quando poi ho aperto il blog desidero, fortemente cambiare casa perché non ho più spazio per ospitarli. Chi deve farmi un regalo però non può sbagliare.

La sorpresa, questo mese, me l'ha fatta lo Starbooks, al quale partecipo eccezionalmente (già mi mancherà lo so) con il libro di Delia Smith “Delia’s Cakes”. Sfogliare quel libro mi ha riportato indietro al libro delle pastasciutte, la stessa sensazione appagante nel guardare torte burrose, pannose, colorate, friabili e speziate, rese ancor più appetibili da foto bellissime che ti fanno venire voglia di lasciare l’impronta dell’ indice sulla glassa.  Sarà un caso se Delia riposa tranquillamente sul mio comodino e la sera guardo il suo libro prima di addormentarmi?

Se avete voglia di un dolcetto da colazione o da thè, semplice, veloce e buono da litigarvelo con i commensali, guardate qui.

martedì 19 novembre 2013

Amor di castagne...





Il proverbio dice: «Garfagnin della Garfagna, se tu non avessi la castagna, moriresti dalla famma». I miei avi hanno dovuto sfamarsi per secoli con quello che il Pascoli ha definito l'albero del pane, l’unico sostentamento in una terra povera, dove, durante l’ultima guerra, sopravvivere alla miseria è stato possibile proprio grazie alle castagne. 



Le castagne io, invece, le ho sempre odiate, fin da piccola. Non sopportavo neanche l’odore eppure, durante tutta l’infanzia mi sono passate accanto come mondine, ballotte, tullore, necci, castagnaccio, manafregoli e polenta dolce, ma niente, pensavo addirittura di aver sviluppato una avversione genetica al riguardo. 



Per sentirmi parte di qualcosa, mentre tutti facevano le mondine sul fuoco e le sbucciavano soddisfatti, facendosele saltellare da una mano all’altra ancora roventi, riuscivo a malapena a mangiare mezza castagna cruda così, proprio per non rinnegare quello che doveva, per forza, essere nel mio dna. 


Per anni le ho volutamente dimenticate, poi, in una occasione di quelle dove non puoi dire di no, quando la padrona di casa, dopo averti donato il primo regalo per il nascituro, ti porge una fetta di torta di neccio, una signora tanto carina con la quale non hai la giusta confidenza per declinare e mentre tutti ti stanno guardando, devi per forza accettare con un sorriso e mandare giù il boccone. Saranno stati gli ormoni, i gusti che nel tempo cambiano o non so che cosa, ma la torta mi è piaciuta, tanto che ne ho chiesto la ricetta e l’ho fatta tante volte. 


Da quel momento non ho avuto più dubbi, ogni volta che mi si presentava davanti un piatto nuovo a base di castagne, dovevo provarlo, e così ho assaggiato i ravioli, gli gnocchi, i biscotti, le torte. E’ stato come  un viaggio di ritorno al passato con il quale mi sto, piano piano, riconciliando. 


Quando la ex signorina Pici ha proposto la castagna come ingrediente, mi è subito venuta in mente una torta che avevo assaggiato quest'estate, facendo da presidente di giuria alla gara di torte del paesello, l’ho rielaborata a modo mio, facendo home made tutti gli ingredienti a base di castagna. 


Neanche a farlo apposta il piccolo qualche giorno prima della ricetta dell’MTC, di ritorno dalla festa della castagna all’agrinido di mio nipote, felice, con il suo bel sacchetto di castagne raccolte nel bosco, mi dice che ha assaggiato la marmellata di castagne e con quelle che mi aveva portato voleva proprio quella……mamma me la fai? Detto fatto.




BISCOTTI ALLE CASTAGNE
Farina di grano tenero 00 250 g
Farina di castagne 250 g
Burro 250 g.
Zucchero di canna chiaro 175
Uova 1 intero e 1 tuorlo

Versare le farine sulla spianatoia e aggiungervi lo zucchero, l’uovo e il tuorlo; impastare il tutto con il burro freddo tagliato a dadini. Ottenuta una pasta omogenea, lasciarla riposare in frigo per almeno un’ora e poi  stendere una sfoglia di 5-6 mm., quindi tagliare le sagome con un taglia biscotti (io avevo gli animali del bosco) . Cuocerli in forno a 180°C per 15-20 minuti.

MARMELLATA DI CASTAGNE
Castagne pesate già cotte 1 kg
Zucchero 700 g
Acqua 1\2 bicchiere
Cacao amaro 25 g
Caffè 3 tazzine
Cognac 1 bicchierino
Semi di un baccello di vaniglia

Lasciare le castagne coperte d’acqua per due giorni, quelle che verranno a galla saranno da buttare perché probabilmente contengono ospiti indesiderati.
Lessare le castagne con tutta la buccia per almeno 30-40 minuti o addirittura 1 ora se sono molto grandi. Tagliare le castagne a metà con un coltello e scavarne la polpa con un cucchiaino.
Pesare la polpa fino ad averne 1 kg.
Passare la polpa al passaverdure così da ottenere una purea quasi impalpabile, oppure schiacciarla con lo schiacciapatate
Nel frattempo versare lo zucchero in un tegame e versarci sopra l’acqua, in modo che sia tutto bagnato. Aggiungere i semini del baccello di vaniglia infine porlo sul fuoco a fiamma bassissima e lasciarlo sciogliere. Non dovrà caramellarsi, ma solamente sciogliersi bene.
Sciogliere il cacao in polvere nel caffè.
Versare lo sciroppo di zucchero, il cognac ed il caffè sulla purea di castagne.
Mescolare bene, cuocere la marmellata per 20 minuti e versare la marmellata ancora bollente nei barattoli.
Battere i barattoli sul fondo in modo da eliminare eventuali bolle d’ aria.
Lasciare i barattoli aperti fino a che la marmellata si sarà completamente raffreddata.
Versare un cucchiaio di cognac sulla superficie della marmellata e chiudere i barattoli.

CHEESECAKE DI CASTAGNE
Biscotti secchi di castagne 300 g
Burro 100 g
Formaggio spalmabile 250 g
Ricotta 150 g
Uova 3
Maizena 2 cucchiaini
Marmellata di castagne 250 g
Fava tonka 1
Cioccolato fondente 72% 150 g
Panna fresca 250 g
Zucchero di canna 150 g

Tritare bene i biscotti e mescolarli al burro fuso e fatto raffreddare. Creare in una teglia la base e i bordi con i biscotti e mettere in frigo. Amalgamare il formaggio morbido con la ricotta, le uova e lo zucchero poi unire la marmellata di castagne. Stendere sulla base raffreddata la farcia e infornare a 170 °C nel forno per 50/55 minuti.
Nel frattempo scaldare la panna fino a che compaiono le prime bolle poi spegnere il fuoco e unire il cioccolato spezzettato e mescolare velocemente fino a farlo sciogliere completamente. Grattugiare mezzo seme di fava tonka ma anche di più se piace il sapore e mescolarlo alla ganache. Far raffreddare.
Appena il dolce si sarà raffreddato toglierlo dalla teglia delicatamente e versare la ganache che risulterà comunque abbastanza liquida. Si può gustare a temperatura ambiente o con la cioccolata ancora tiepida o ancora freddo mettendolo in frigo prima di servire.

Con questa ricetta partecipo all'MTC di novembre



venerdì 18 ottobre 2013

Mantovana di neccio all'olio extravergine



Mi piacciono i dolci da credenza, quelli semplici, fatti in casa, quelli con pochi ingredienti genuini. Mi piacciono perché sono parte della mia storia, della mia infanzia. 



Mia mamma ha sempre cucinato torte per tutti e per qualsiasi occasione, ma non ha mai sperimentato troppo, lei ha sempre fatto e rifatto, tanto da non aver più bisogno di dosi, tanto da far diventare quelle torte dei veri cavalli di battaglia. Prima dell’avvento delle merendine e soprattutto delle relative pubblicità martellanti, esistevano le torte casalinghe, le colazioni con una fetta (facciamo due và… che sono sempre stata una mangiona) di torta ancora tiepida e un bicchiere di latte, le merende con pane burro e zucchero, pane olio e sale, le marmellate. C’erano le torte da tutti i giorni e quelle delle feste, quelle da regalare per i compleanni, le ricorrenze o semplicemente per ringraziare un vicino di una gentilezza.  Sono questi i ricordi e le emozioni che sento ogni volta che ne faccio una, quel profumo che si spande per la cucina e che mi fa dire “ mamma ….sono a casa”.


Quando ho deciso di partecipare a Extradolcemente per realizzare un dolce che avesse tra gli ingredienti l’olio, ho subito pensato a una di queste torte della mia infanzia, una in particolare che mia madre ancora oggi continua a sfornare. Lei, la torta, si chiama mantovana e credo derivi dalla mantovana di Prato come mi ha suggerito la mia amica Aurelia, solo che, al posto delle mandorle, ha i pinoli. Io ho sostituito il burro con l’olio e aggiunto un tocco personale con la farina di castagne, così da renderla mia. Il risultato è stato sorprendente, una sofficità e una morbidezza inaspettate e un equilibrio di sapori che mi “costringeranno” a rifarla spesso.


Farina 00 100 g
Farina di castagne 60 g
Cacao amaro 40 g
Uova 1 intera e 5 tuorli
Zucchero 160 g
Lievito un cucchiaino
Olio ligure da olive taggiasche 160 ml
Pinoli una manciata
Zucchero a velo
Latte 1 cucchiaio (facoltativo)

Lavorare le uova con lo zucchero e l’olio. Unire le farine setacciate con il cacao e il lievito. Mescolare bene fino ad avere un composto morbido e omogeneo. Se l’impasto dovesse risultare duro, aggiungere un goccio di latte. Ungere con l’olio la teglia. Infarinare e versare il composto. Aggiungere I pinoli e poco zucchero a velo. Infornare a 180° C per 40 minuti circa. Una volta raffreddata cospargere nuovamente di zucchero a velo.

con questa ricetta partecipo all'iniziativa ExtraDOLCEMENTE" di