Quando si smette di credere a Babbo Natale? Mi sono fatta questa domanda perché Dario ha ormai sette anni e, credevo che tra la scuola e il centro diurno dove va a giocare, frequentato anche da bambini più grandi, avesse fiutato qualcosa. Mia madre mi mise davanti al fatto compiuto a sei anni, dicendomi candidamente che la Befana (per quelli della mia generazione era lei la dolce vecchietta a portarci i doni o il carbone) in realtà era lei, io spalancai gli occhi dall’incredulità e con un certo orgoglio da figlia della Befana, ribattei << Davvero sei tu? Ma come fai a portare i regali a tutti i bambini?>>. L’aneddoto è passato alla storia e ancora si racconta durante le festività, ridendo ogni volta della mia ingenuità, in verità, forse, era un tantino presto per farmi smettere di sognare. Ma tant’è!
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domenica 22 dicembre 2013
martedì 19 novembre 2013
Amor di castagne...
Il proverbio dice: «Garfagnin della Garfagna, se tu non avessi la castagna, moriresti dalla famma». I miei avi hanno dovuto sfamarsi per secoli con quello che il Pascoli ha definito l'albero del pane, l’unico sostentamento in una terra povera, dove, durante l’ultima guerra, sopravvivere alla miseria è stato possibile proprio grazie alle castagne.
Le castagne io, invece, le ho sempre odiate, fin da piccola. Non sopportavo neanche l’odore eppure, durante tutta l’infanzia mi sono passate accanto come mondine, ballotte, tullore, necci, castagnaccio, manafregoli e polenta dolce, ma niente, pensavo addirittura di aver sviluppato una avversione genetica al riguardo.
Per sentirmi parte di qualcosa, mentre tutti facevano le mondine sul fuoco e le sbucciavano soddisfatti, facendosele saltellare da una mano all’altra ancora roventi, riuscivo a malapena a mangiare mezza castagna cruda così, proprio per non rinnegare quello che doveva, per forza, essere nel mio dna.
Per anni le ho volutamente dimenticate, poi, in una occasione di quelle dove non puoi dire di no, quando la padrona di casa, dopo averti donato il primo regalo per il nascituro, ti porge una fetta di torta di neccio, una signora tanto carina con la quale non hai la giusta confidenza per declinare e mentre tutti ti stanno guardando, devi per forza accettare con un sorriso e mandare giù il boccone. Saranno stati gli ormoni, i gusti che nel tempo cambiano o non so che cosa, ma la torta mi è piaciuta, tanto che ne ho chiesto la ricetta e l’ho fatta tante volte.
Da quel momento non ho avuto più dubbi, ogni volta che mi si presentava davanti un piatto nuovo a base di castagne, dovevo provarlo, e così ho assaggiato i ravioli, gli gnocchi, i biscotti, le torte. E’ stato come un viaggio di ritorno al passato con il quale mi sto, piano piano, riconciliando.
Quando la ex signorina Pici ha proposto la castagna come ingrediente, mi è subito venuta in mente una torta che avevo assaggiato quest'estate, facendo da presidente di giuria alla gara di torte del paesello, l’ho rielaborata a modo mio, facendo home made tutti gli ingredienti a base di castagna.
Neanche a farlo apposta il piccolo qualche giorno prima della ricetta dell’MTC, di ritorno dalla festa della castagna all’agrinido di mio nipote, felice, con il suo bel sacchetto di castagne raccolte nel bosco, mi dice che ha assaggiato la marmellata di castagne e con quelle che mi aveva portato voleva proprio quella……mamma me la fai? Detto fatto.
BISCOTTI ALLE CASTAGNE
Farina di grano tenero 00 250 g
Farina di castagne 250 g
Burro 250 g.
Zucchero di canna chiaro 175
Uova 1 intero e 1 tuorlo
Versare le farine sulla spianatoia e aggiungervi lo zucchero, l’uovo e il tuorlo; impastare il tutto con il burro freddo tagliato a dadini. Ottenuta una pasta omogenea, lasciarla riposare in frigo per almeno un’ora e poi stendere una sfoglia di 5-6 mm., quindi tagliare le sagome con un taglia biscotti (io avevo gli animali del bosco) . Cuocerli in forno a 180°C per 15-20 minuti.
MARMELLATA DI CASTAGNE
Castagne pesate già cotte 1 kg
Zucchero 700 g
Acqua 1\2 bicchiere
Cacao amaro 25 g
Caffè 3 tazzine
Cognac 1 bicchierino
Semi di un baccello di vaniglia
Lasciare le castagne coperte d’acqua per due giorni, quelle che verranno a galla saranno da buttare perché probabilmente contengono ospiti indesiderati.
Lessare le castagne con tutta la buccia per almeno 30-40 minuti o addirittura 1 ora se sono molto grandi. Tagliare le castagne a metà con un coltello e scavarne la polpa con un cucchiaino.
Pesare la polpa fino ad averne 1 kg.
Passare la polpa al passaverdure così da ottenere una purea quasi impalpabile, oppure schiacciarla con lo schiacciapatate
Nel frattempo versare lo zucchero in un tegame e versarci sopra l’acqua, in modo che sia tutto bagnato. Aggiungere i semini del baccello di vaniglia infine porlo sul fuoco a fiamma bassissima e lasciarlo sciogliere. Non dovrà caramellarsi, ma solamente sciogliersi bene.
Sciogliere il cacao in polvere nel caffè.
Versare lo sciroppo di zucchero, il cognac ed il caffè sulla purea di castagne.
Mescolare bene, cuocere la marmellata per 20 minuti e versare la marmellata ancora bollente nei barattoli.
Battere i barattoli sul fondo in modo da eliminare eventuali bolle d’ aria.
Lasciare i barattoli aperti fino a che la marmellata si sarà completamente raffreddata.
Versare un cucchiaio di cognac sulla superficie della marmellata e chiudere i barattoli.
CHEESECAKE DI CASTAGNE
Biscotti secchi di castagne 300 g
Burro 100 g
Formaggio spalmabile 250 g
Ricotta 150 g
Uova 3
Maizena 2 cucchiaini
Marmellata di castagne 250 g
Fava tonka 1
Cioccolato fondente 72% 150 g
Panna fresca 250 g
Zucchero di canna 150 g
Tritare bene i biscotti e mescolarli al burro fuso e fatto raffreddare. Creare in una teglia la base e i bordi con i biscotti e mettere in frigo. Amalgamare il formaggio morbido con la ricotta, le uova e lo zucchero poi unire la marmellata di castagne. Stendere sulla base raffreddata la farcia e infornare a 170 °C nel forno per 50/55 minuti.
Nel frattempo scaldare la panna fino a che compaiono le prime bolle poi spegnere il fuoco e unire il cioccolato spezzettato e mescolare velocemente fino a farlo sciogliere completamente. Grattugiare mezzo seme di fava tonka ma anche di più se piace il sapore e mescolarlo alla ganache. Far raffreddare.
Appena il dolce si sarà raffreddato toglierlo dalla teglia delicatamente e versare la ganache che risulterà comunque abbastanza liquida. Si può gustare a temperatura ambiente o con la cioccolata ancora tiepida o ancora freddo mettendolo in frigo prima di servire.
Con questa ricetta partecipo all'MTC di novembre
domenica 27 ottobre 2013
Dita di strega...finger food?
Lo sapevo che prima o poi sarebbe successo. Non ho mai festeggiato Halloween, in verità non lo tollero proprio, salvo la storia irlandese dalla quale trae origine la festa e, mal sopporto i compleanni dei bambini, noiosi e alienanti, ma, con un figlio nato il 30 ottobre, avrei dovuto aspettarmelo che un giorno mi avrebbe chiesto di festeggiare Halloween e pure il compleanno in grande stile. Per 6 anni ha soprasseduto, vinto da sobrie festine a scuola, giornate di vacanze e festeggiamenti intimi, ma sta crescendo, e quest’anno ha “ordinato” una vera festa, precisando che doveva essere come tutti gli altri e cioè con schifezze comprese (patatine al formaggio, coca e quant’altro).
Ed eccomi qui, a pensare, organizzare e cucinare una gran quantità di mostruosità culinarie e cibi paurosi grondanti sangue per un manipolo di settenni scatenati. Ho iniziato con queste dita di strega (se non sono finger food queste.....) molto semplici da fare e molto scenografiche ma, è solo l’inizio, la lista delle specialità raccapriccianti è lunga.
Burro 100 g
Farina 280 g
Lievito in polvere 1 cucchiaino
Sale 1 pizzico
Uovo 1
Estratto di vaniglia ½ cucchiaino
Zucchero a velo 100 g
20 mandorle pelate
marmellata scura o topping di fragole
Mettere nel mixer la farina, il burro freddo tagliato a pezzetti, l’uovo, lo zucchero al velo, l’estratto di vaniglia, il sale e il lievito. Impastare gli ingredienti fino ad ottenere una un compost omogeneo.
Lasciare almeno un’ora in frigorifero a riposare. Dividerlo in pezzetti del peso di circa 25 g l’uno, fino ad ottenerne circa 20.
Lavorare ogni pezzetto con le mani per formare dei bastoncini della lunghezza di circa 10-12 cm. Sagomare le nocche delle dita poi, rigarle leggermente con un coltello.
Su un’estremità adagiare una mandorla spellata, schiacciandola leggermente.
Se, come me, vi siete messe ad impastare e avete trovato in dispensa noci, nocciole, pinoli, mandorle sgusciate e perfino noci di macadamia, ma nessuna mandorla pelata ed è domenica, niente paura, fate bollire un po’ d’acqua versateci le mandorle con la pelle per qualche minuto, scolatele e lasciatele raffreddare. La pelle si toglierà facilmente e potrete smettere di imprecare e terminare i vostri biscotti.
Porre le dita ben distanziate su una placca foderata con carta da forno e infornare i biscotti a 180° C per circa 20 minuti, dopodiché estrarre le dita della strega e lasciarle raffreddare.
Per renderle più raccapriccianti si possono pennellare con della marmellata ai frutti di bosco o ripassarle con del cacao.
martedì 2 aprile 2013
Tahini cookies
Lo confesso subito, così mi levo il pensiero. Prima di fare questa ricetta non sapevo chi fossero Yotam Ottolenghi e Sami Tamini…ecco l’ho detto. Mea culpa, mea culpa. Però non posso mica conoscere tutti no? Oddio questi in effetti non sono proprio tutti, vabbè, però sono sulla via della redenzione, considerando che ora so chi sono, che ho cucinato una loro ricetta e che ho uno dei loro libri più belli accanto al letto e mi addormento ogni sera dopo averne letto un po’. Non sogno solo i loro piatti però, ma il loro Paese e la loro città, Gerusalemme, vissuta dagli autori da due posizioni diverse. Un libro di ricette che mi ha fatto venire un gran voglia di scoprire un luogo, che conosco davvero poco, e che non avevo mai pensato di voler veramente vedere, vuoi per la cronaca e la politica e anche probabilmente per un irragionevole pregiudizio. Invece sogno attraverso le loro foto e i loro racconti.
Amo tutto di quel libro, dalla copertina di stoffa, alle storie, ai piatti e alle foto della città, dei mercati, dei bambini, delle spezie…insomma tutto davvero. Merito delle donne dello Starbooks che me l’hanno fatto conoscere. E’ buffo come tra le tante ricette proposte io abbia scelto una che non ha foto nel libro, mi sono fidata di Ale e delle sue belle foto. Dal racconto degli autori mi sono immaginata dei biscotti, saporiti, rustici, adatti per un tè, un caffè, non necessariamente perfetti e magari anche poco chic ma sicuramente profumati, con un sapore davvero particolare che ti obbligano a farli e rifarli. Mio marito ne ha assaggiato uno, giusto per farmi un favore, con quell’aria da marito difoodblogger rassegnato, e subito dopo ne ha fatti fuori altri cinque!
Questi biscotti, racconta Ale e gli autori, fino a qualche anno fa erano famosissimi, si potevano trovare ovunque a Gerusalemme, oggi sono un po’ fuori moda, surclassati dalla più strutturata e tradizionale halva, dolce tipico fatto con la tahina in tutto il medioriente, e aromatizzato in molti gusti in altri Paesi come la Grecia e l’India.
Le indicazioni per farli sono chiare, precise, è davvero facile farli, non si può sbagliare. Con ricette del genere, come dice Ale, è rilassante cimentarsi perciò non vi resta che provare.
per 30-32 biscotti
Zucchero semolato 130 gr
Burro a temperatura ambiente 150 gr
Thaini (pasta di sesamo)110 gr
Stecca di vaniglia ½ o ½ cucchiaino di essenza di vaniglia
Panna 25 ml
Farina bianca (00)270 gr
Cannella in polvere 1 cucchiaino
Preriscaldare il forno a 180°- 200°C statico (io 180°C ventilato). Unire burro e zucchero e lavorarli con il mixer per un minuto circa, a velocità media. Il composto dovrà essere amalgamato ma senza essere montato. Aggiungere la tahini, la vaniglia e la panna. Unire anche la farina e lavorare ancora per un minuto circa, finché l'impasto starà insieme. Trasferire l’impasto su una superficie di lavoro e impastare finché sarà omogeneo e liscio. Prelevare dei pezzi d'impasto del peso di 20 gr (circa) l'uno e formare delle palline. Con i rebbi della forchetta, fare una leggera pressione sulla pallina, in modo che vi rimanga l’impronta. Trasferire su una teglia rivestita con carta forno, mantenendo una distanza di 3 cm circa tra una pallina e l'altra. Continuare fino ad esaurimento dell'impasto. Spolverizzare con la cannella e cuocere per 15-17 minuti, fino a doratura. Far raffreddare su una gratella poi trasferire in una scatola per biscotti a chiusura ermetica. Si conservano fino a 10 giorni (ma, come di Ale e confermo, non dureranno tanto!).
Con questa ricetta contribuisco allo Starbooks Redone di Menù Turistico
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