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mercoledì 2 ottobre 2013

Pesto al cioccolato per Starbooks Redone

Pesto al cioccolato

Non sono un’integralista del gusto, mi piace sperimentare e rimettere in discussione anche le ricette più tradizionali, però, ho dei limiti. Non sopporterei di mangiare la pizza con l’ananas, mi viene da storcere il naso quando si mescolano pesce e formaggio o funghi e formaggio eppure, questa ricetta l’ho voluta provare: Il pesto con il cioccolato.



Non è un cioccolato dolce, ma  un cioccolato 100%, praticamente pasta di cacao che ha un sapore amarissimo. E’ proprio questa particolarità , l’assenza di zucchero e aromi aggiunti che fa apprezzare le note di liquerizia e tabacco che si sprigionano  in bocca. 


L’ideatore di questo azzardo culinario è Paul A. Young (da non confondere con il cantante) dal cui libro “Adventures with chocolate” ho ripreso la ricetta. 

Molte ricette sono dolci ma tutte hanno comunque, ingredienti molto aromatici che ne fanno piatti particolari e inconsueti, insomma, delle vere avventure di cioccolato, frutto di professionalità e genialità dell’autore.


Ho conosciuto  il libro attraverso lo Starbooks e il lavoro di  Cristina che ha proposto proprio il pesto, definendolo molto eretico e scusandosi con i genovesi per il parallelo un tantino blasfemo. Io a differenza dei suoi familiari che sentivano sapore di alghe, l’ho trovato molto buono, soprattutto non tritando troppo finemente il cioccolato e assaporando il gusto un po’ amaro in bocca. L’ho assaggiato sul pane, giusto per assaporarne fino in fondo gli aromi e aspetto stasera per proporlo, come Cristina, in un blind test, ai miei uomini, probabilmente nella più classica pasta.




Basilico fresco 25 g 
Olio evo 150 ml 

Succo e scorza di 1/2 limone
Sale marino  1/2 cucchiaino 
Pinoli 80 gr
Pecorino grattugiato100 g 
Cioccolato fondente al 100% venezuelano 25 g 

Mettere tutti gli ingredienti in un mixer (oppure nel mortaio ) e frullare fino a ottenere una consistenza granulosa (a me piace di più così)
Conservare il pesto in un barattolo sterilizzato a chiusura ermetica; in frigorifero si mantiene per circa 1 mese.
Una volta aperto utilizzarlo entro 1-2 settimane. Versare sempre un velo d'olio sulla superficie del pesto rimanente.

Con questa ricetta partecipo a Starbooks Redone 



sabato 6 luglio 2013

Plumcake al semolino con cocco e marmellata di arance ...e un'avventura blogger a Genova



Vivere le emozioni è facile, raccontarle un po’ meno, almeno per me. E di emozioni il blog me ne ha regalate tante. Piccole avventure che fino a un anno addietro non credevo possibili. Come due settimane fa, coinvolta dalla Associazione Nazionale Città dell'Olio e dalll'Azienda Raineri di Imperia , a partecipare prima a Sapori da Sfogliare alla Fiera di Genova e a Imperia, a visitare l’azienda Raineri e il giorno seguente a seguire un corso per degustatori d’olio organizzato dalla ONAOO, Organizzazione Nazionale assaggiatori olio d’oliva.


Un appuntamento atteso, temuto e fantasticato per l’incontro con altri blogger conosciuti solo via web, una sorta di appuntamento al buio che ha messo in gioco la fantasia e la speranza che tutto corrispondesse all’idea che mi ero fatta di loro e loro di me. E’ stato come se ci fossimo sempre frequentati, un gruppo gioioso e festante che ha animato i padiglioni della fiera con domande, assaggi e fotografie. L’emozione più grande però è stata sentire le loro voci, ognuno con il proprio dialetto, i modi di dire e di ridere.

Stefania La Forno Star
Starbooks Lab con Sergio Rossi 

Prodotti di Calabria
Zucchine di Imperia

A lezione di pesto
Sapori da Sfogliare il salone del libro e delle eccellenze enogastronomiche, al debutto a Genova era organizzato dalla Associazione Nazionale delle Città dell’Olio presieduta dal Dr. Enrico Lupi che, oltre a presentare le specialità di 4 grandi regioni (maggiori produttori d’olio) Liguria, Puglia, Calabria e Sicilia ha ideato lo Starbooks Lab, un food camp per blogger. Si trattava di spiegare e mettere in pratica lo spirito dello Starbooks, ideato da Menù Turistico e che ora ha un blog tutto suo, dove, mensilmente, vengono testate le ricette di un libro in commercio per verificarne sul campo la fattibilità e la riuscita.  

Agnolotti piemontesi "alle tre carni"

Il libro finito sotto la lente d’ingrandimento a Genova è stato "La cucina dei Tabarchini" di Sergio Rossi (sagep Editore), presente all’incontro, che ha spiegato lo spirito di un libro che non è solo di ricette ma anche una ricostruzione storica dei corallatori pegliesi, approdati nella prima metà del ‘500 sullo scoglio tunisino di Tabarca e che, confrontandosi con altre culture, diedero vita a influenze miste che si tradussero anche nella cucina. Spostandosi poi in Sardegna subirono ulteriori influssi.
 
Vecchie latte dell'Azienda Raineri

L'imbottigliamento




Il vecchio frantoio ristrutturato
Il pomeriggio tutti in autobus verso Imperia come scolaretti in gita. La visita all’azienda Raineri leader nel settore della produzione dell’olio da olive taggiasche 100% è stata interessante ed istruttiva e ci ha aiutato a capire le fasi della produzione dell’olio e come un olio possa essere un semplice olio o un olio di qualità. Questa tappa ci ha aperto la mente per la lezione dell’ONAOO, un’esperienza nuova per me e letteralmente entusiasmante.

Fino ad ora l’unico criterio per scegliere un olio era banalmente mi piace o non mi piace, invece scoprire le caratteristiche di un olio e soprattutto saper riconoscerne i difetti attraverso il panel test, mi ha dato la possibilità di riuscire a  preferire tra diversi tipi di olio, con consapevolezza. Sapere quale tipo di cultivar utilizzare è un po’ come saper mettere l’accessorio giusto al proprio abito, può fare la differenza.  

Assaggiare un olio e capire se ha sentore di morchia, muffa, terra, avvinato, metallico, rancido, gelo, legno o verme non è così facile, come non è immediato riconoscerne i profumi e gli aromi, solo con l’esperienza e affinando olfatto e il gusto si può arrivare a decidere quale sia la qualità di un olio. E’ certo però che questi primi passi verso il mondo dell’olio mi hanno fatto scoprire che non bisogna accontentarsi di un olio extravergine e basta, ma che bisogna capire di che tipo di olio si tratta. D’altronde ci stiamo abituando a scegliere tra i diversi tipi di zucchero, tra le farine, tra i sali e perché non dovremmo farlo anche con l’olio?



Per questo motivo per raccontare questa avventura ligure ho voluto provare l’olio dell’azienda Raineri, un olio delicato, fruttato, dolce con richiami di carciofo e mandorla, adatto anche alla pasticceria. L’ho fatto con una ricetta tratta dal libro Jerusalem di Yotam Ottolenghi e Sami Tamimi, oggetto di Starbooks peraltro, che prevede l’uso di olio di girasole.



La ricetta è riuscita perfettamente ( Patty docet) e l’olio extra vergine Raineri non ha lasciato note forti ma anzi ha sposato perfettamente il gusto del plumcake con la differenza che, rispetto a un olio di semi, è sicuramente un prodotto di qualità 100% italiano.

Per 2 plumcake da 500 gr

Olio extra vergine d’oliva ligure 180 ml
Succo d'arancia 240 ml
Marmellata di arance senza scorze 160 gr
Uova 4 medie 
Scorza grattugiata di un'arancia (io l’ho omessa dato il periodo)
Zucchero semolato 70 gr 
Farina di cocco disidratato 70 gr 
Farina 00 90 gr  
Semolino 180 gr 
Farina di mandorle 2 cucchiai 
Lievito in polvere per dolci 2 cucchiaini  
Yogurt greco a piacere

Per lo sciroppo
Zucchero semolato 200 gr
Acqua 140 ml
Estratto naturale di fiori d'arancio

In una ciotola mescolare l'olio, il succo d'arancia, la marmellata, le uova e la scorza d'arancia.

In un'altra ciotola mescolare tutti gli ingredienti secchi ed aggiungerli a quelli umidi.

Imburrate infarinate o coprite con carta da forno due stampi per cake da 500 gr (io ne ho usato uno solo un po’ più grande) e dividere l'impasto. Cuocere a 180°C circa 40/45 ,minuti
Verso il termine della cottura, preparare lo sciroppo. Mettere gli ingredienti in una casseruola e portare ad ebollizione. Togliere dal fuoco.

Appena i dolci escono dal forno, spennellare la superficie con un pennello di silicone lo sciroppo ancora caldo sui dolci. Ripetere l’ operazione più volte attendendo ogni volta uno o due minuti affinché lo sciroppo venga assorbito completamente.

Lasciare raffreddare completamente.

Servite con lo yogurt greco aromatizzato con una goccia di essenza di fiori d'arancio

mercoledì 5 giugno 2013

Cheese cake al cioccolato bianco e formaggio di capra con composta di lamponi


Premesso che:

A)  La Patty non sbaglia un colpo
B)   La Patty ha sempre ragione
C)   La Patty ha iniziato a fare la dieta dopo aver mangiato questa torta

non c’è molto altro da dire…se non che, io e questa meraviglia di cheese cake abbiamo una storia che dura da circa 3 mesi. Appena la Patty l’ha pubblicata, è stato amore e l’ho voluta rifare subito. Avevo scelto come occasione per presentarla in pubblico, il pranzo di Pasquetta con i parenti che, notoriamente serpenti, dopo un primo politicamente corretto…mhhh che buono, se giustamente stimolati arrivano sempre con ...si però io ci avrei messo, però se ci mettevi ...dandoti opinioni personali  (non sempre lusinghiere, va detto) ma che mi servono per migliorare. 


In questa torta l’ingrediente più difficile da reperire all’ultimo minuto, oltre ai lamponi fuori stagione, è il formaggio di capra che, nel mio primo caso è diventato yogurt (altrimenti facevo prima a mungere una capra e farmelo da sola) con l’incognita del ...oddio sarà troppo liquido e  saprà abbastanza di caprino?.... Insomma ho leggermente aumentato le dosi di formaggio cremoso e mi sono buttata. Il risultato è stato molto soddisfacente ma la cottura era un pochino passata, sono bastati quei 5 minuti in più nel mio forno ventilato per dare una colorazione dorata che proprio non mi piaceva. Il test con i parenti però l’ho superato eccome, nonostante le pance più che sazie dalle enne portate di mio suocero, il commento unanime è stato: non ho mai assaggiato un dolce più buono! E poi i lamponi con il sapore del rosmarino, per quelli ecco sono proprio andati in visibilio….e non poteva essere altrimenti. Non mi piaceva l'aspetto e non l'ho postata....


Per il mese successivo avevo messo in frigo il formaggio di capra fresco e i lamponi ma, complici le vacanze di fine aprile, inizio maggio la torta è saltata un’altra volta. Questo mese mi sono detta che dovevo rifarla…e pant pant   arrivo,  un po’ lunga eh...ma non volevo mancare a questo appuntamento con lo Starbooks Redone.

Stavolta gli ingredienti c’erano tutti, e stando attenta alla cottura l’aspetto è migliorato, anche se, secondo me, invece di un’ora di cottura io farei 50 minuti e poi a seconda del forno consiglio di controllare costantemente. 

Per la base: 
Biscotti al cioccolato 200 gr 
Burro 100 gr 
Zucchero demerara 50 gr 

Per la crema
Uova biologiche 3
Golden sugar  200 gr
Scorza e succo di un limone
Formaggio di capra  300 gr
Formaggio cremoso  200 gr
Maizena 2 cucchiai di
Cioccolato bianco 150 gr

Per la composta di lamponi
Lamponi 300 gr 
Golden sugar 100 gr 
Aghi di rosmarino 1cucchiaino
Scorza e succo di un limone

Sbriciolare i biscotti e metterli in una ciotola. Sciogliere il burro a bagnomaria e unirlo alle briciole quindi aggiungere lo zucchero e mescolare bene. 

Rivestire (bordi compresi) uno stampo a cerniera di 20 cm di diametro con il composto, quindi riporlo in frigo a rapprendere. Se, come me, utilizzate uno stampo normale è bene foderarlo prima con la carta da forno, prendendo le misure esatte della base e delle pareti e poi ritagliarle e farle aderire perfettamente allo stampo con del burro sciolto.

In una ciotola mescolare le uova, lo zucchero, la maizena, il succo e la scorza del limone, il formaggio di capra e il formaggio cremoso quindi amalgamare bene con una frusta fino ad ottenere una crema senza grumi.

Sciogliere il cioccolato a bagnomaria, quindi versarlo lentamente nella crema e mescolare bene. 

Versare la crema ottenuta nella base di biscotti (appoggiate tutto su una teglia per evitare eventuali fuoriuscite di burro dallo stampo a cerniera), e mettere in forno preriscaldato a 150°. 

Fate cuocere in forno per c.ca 1 ora o comunque fino a che non sia dorato. Stare bene attenti al forno perché la torta rischia di passare di cottura in pochissimo tempo prendendo un colore ambrato e tende a rompersi.

Far raffreddare la torta completamente, quindi riporla in frigo per almeno 2 ore o tutta la notte. 

Per fare la composta, mettere i lamponi, lo zucchero, il rosmarino e il limone (succo e zeste) in un padellino e cuocere a bassissima temperatura fino a che non saranno morbidi e di intenso color rosso. Lasciate raffreddare a temperatura ambiente.

Per servire: sformare la cheesecake e sistematela su un piatto di portata. Usare un coltello caldissimo ed umido per effettuare un taglio perfetto quindi versare la composta sulla fetta. 


Tornando alla premessa, non c’è molto da dire rispetto alla descrizione fatta dalla Patty, posso aggiungere solo che:

1) eviterei lo zucchero nella base di biscotti, già abbastanza dolci per me.

2) il formaggio di capra fresco è fondamentale perché dà una nota acida, vagamente smorzata dal cioccolato bianco. 

3) i lamponi, con sentore di rosmarino, completano una torta che se non è il Paradiso, vi si avvicina molto

infine credo che, quando sarà stagione di lamponi li prenderò da mio orticello, questa cheese cake sarà il mio personale tormentone dell’estate……amici avvisati!

da Adventures with chocolate, Paul A Young





martedì 2 aprile 2013

Tahini cookies




Lo confesso subito, così mi levo il pensiero. Prima di fare questa ricetta non sapevo chi fossero  Yotam Ottolenghi e Sami Tamini…ecco l’ho detto. Mea culpa, mea culpa. Però non posso mica conoscere tutti no? Oddio questi in effetti non sono proprio tutti, vabbè, però sono sulla via della redenzione, considerando che ora so chi sono, che ho cucinato una loro ricetta e che ho uno dei loro libri più belli accanto al letto e mi addormento ogni sera dopo averne letto un po’. Non sogno solo i loro piatti però, ma il loro Paese e la loro città, Gerusalemme, vissuta dagli autori da due posizioni diverse. Un libro di ricette che mi ha fatto venire un gran voglia di scoprire un luogo, che conosco davvero poco, e che non avevo mai pensato di voler veramente vedere, vuoi per la cronaca e la politica e anche probabilmente per un irragionevole pregiudizio. Invece sogno attraverso le loro foto e i loro racconti.  


Amo tutto di quel libro, dalla copertina di stoffa, alle storie, ai piatti e alle foto della città, dei mercati, dei bambini, delle spezie…insomma tutto davvero. Merito delle donne dello Starbooks che me l’hanno fatto conoscere. E’ buffo come tra le tante ricette proposte io abbia scelto una che non ha foto nel libro, mi sono fidata di Ale e delle sue belle foto. Dal racconto degli autori mi sono immaginata dei biscotti, saporiti, rustici, adatti per un tè, un caffè, non necessariamente perfetti e magari anche poco chic ma sicuramente profumati, con un sapore davvero particolare che ti obbligano a farli e rifarli. Mio marito ne ha assaggiato uno, giusto per farmi un favore, con quell’aria da marito difoodblogger rassegnato, e subito dopo ne ha fatti fuori altri cinque!


Questi biscotti, racconta Ale e gli autori, fino a qualche anno fa erano famosissimi, si potevano trovare ovunque a Gerusalemme, oggi sono un po’ fuori moda, surclassati dalla più strutturata e tradizionale halva, dolce tipico fatto con la tahina in tutto il medioriente, e aromatizzato in molti gusti in altri Paesi come la Grecia e l’India.


Le indicazioni per farli sono chiare, precise, è davvero facile farli, non si può sbagliare. Con ricette del genere, come dice Ale, è rilassante cimentarsi perciò non vi resta che provare.




per 30-32 biscotti



Zucchero semolato 130 gr

Burro a temperatura  ambiente 150 gr

Thaini (pasta di sesamo)110 gr

Stecca di vaniglia ½ o ½ cucchiaino di essenza di vaniglia

Panna 25 ml

Farina bianca (00)270 gr

Cannella in polvere 1 cucchiaino


Preriscaldare il forno a 180°- 200°C statico (io 180°C ventilato). Unire burro e zucchero e lavorarli con il mixer per un minuto circa, a velocità media. Il composto dovrà essere amalgamato ma senza essere montato. Aggiungere la tahini, la vaniglia e la panna. Unire anche la farina e lavorare ancora per un minuto circa, finché l'impasto starà insieme. Trasferire l’impasto su una superficie di lavoro e impastare finché sarà omogeneo e liscio. Prelevare dei pezzi d'impasto del peso di 20 gr (circa) l'uno e formare delle palline. Con i rebbi della forchetta, fare una leggera pressione sulla pallina, in modo che vi rimanga l’impronta. Trasferire su una teglia rivestita con carta forno, mantenendo una distanza di 3 cm circa tra una pallina e l'altra. Continuare fino ad esaurimento dell'impasto. Spolverizzare con la cannella e cuocere per 15-17 minuti, fino a doratura. Far raffreddare su una gratella poi trasferire in una scatola per biscotti a chiusura ermetica. Si conservano fino a 10 giorni (ma, come di Ale e confermo, non dureranno tanto!).

Con questa ricetta contribuisco allo Starbooks Redone di Menù Turistico