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martedì 2 aprile 2013

Tahini cookies




Lo confesso subito, così mi levo il pensiero. Prima di fare questa ricetta non sapevo chi fossero  Yotam Ottolenghi e Sami Tamini…ecco l’ho detto. Mea culpa, mea culpa. Però non posso mica conoscere tutti no? Oddio questi in effetti non sono proprio tutti, vabbè, però sono sulla via della redenzione, considerando che ora so chi sono, che ho cucinato una loro ricetta e che ho uno dei loro libri più belli accanto al letto e mi addormento ogni sera dopo averne letto un po’. Non sogno solo i loro piatti però, ma il loro Paese e la loro città, Gerusalemme, vissuta dagli autori da due posizioni diverse. Un libro di ricette che mi ha fatto venire un gran voglia di scoprire un luogo, che conosco davvero poco, e che non avevo mai pensato di voler veramente vedere, vuoi per la cronaca e la politica e anche probabilmente per un irragionevole pregiudizio. Invece sogno attraverso le loro foto e i loro racconti.  


Amo tutto di quel libro, dalla copertina di stoffa, alle storie, ai piatti e alle foto della città, dei mercati, dei bambini, delle spezie…insomma tutto davvero. Merito delle donne dello Starbooks che me l’hanno fatto conoscere. E’ buffo come tra le tante ricette proposte io abbia scelto una che non ha foto nel libro, mi sono fidata di Ale e delle sue belle foto. Dal racconto degli autori mi sono immaginata dei biscotti, saporiti, rustici, adatti per un tè, un caffè, non necessariamente perfetti e magari anche poco chic ma sicuramente profumati, con un sapore davvero particolare che ti obbligano a farli e rifarli. Mio marito ne ha assaggiato uno, giusto per farmi un favore, con quell’aria da marito difoodblogger rassegnato, e subito dopo ne ha fatti fuori altri cinque!


Questi biscotti, racconta Ale e gli autori, fino a qualche anno fa erano famosissimi, si potevano trovare ovunque a Gerusalemme, oggi sono un po’ fuori moda, surclassati dalla più strutturata e tradizionale halva, dolce tipico fatto con la tahina in tutto il medioriente, e aromatizzato in molti gusti in altri Paesi come la Grecia e l’India.


Le indicazioni per farli sono chiare, precise, è davvero facile farli, non si può sbagliare. Con ricette del genere, come dice Ale, è rilassante cimentarsi perciò non vi resta che provare.




per 30-32 biscotti



Zucchero semolato 130 gr

Burro a temperatura  ambiente 150 gr

Thaini (pasta di sesamo)110 gr

Stecca di vaniglia ½ o ½ cucchiaino di essenza di vaniglia

Panna 25 ml

Farina bianca (00)270 gr

Cannella in polvere 1 cucchiaino


Preriscaldare il forno a 180°- 200°C statico (io 180°C ventilato). Unire burro e zucchero e lavorarli con il mixer per un minuto circa, a velocità media. Il composto dovrà essere amalgamato ma senza essere montato. Aggiungere la tahini, la vaniglia e la panna. Unire anche la farina e lavorare ancora per un minuto circa, finché l'impasto starà insieme. Trasferire l’impasto su una superficie di lavoro e impastare finché sarà omogeneo e liscio. Prelevare dei pezzi d'impasto del peso di 20 gr (circa) l'uno e formare delle palline. Con i rebbi della forchetta, fare una leggera pressione sulla pallina, in modo che vi rimanga l’impronta. Trasferire su una teglia rivestita con carta forno, mantenendo una distanza di 3 cm circa tra una pallina e l'altra. Continuare fino ad esaurimento dell'impasto. Spolverizzare con la cannella e cuocere per 15-17 minuti, fino a doratura. Far raffreddare su una gratella poi trasferire in una scatola per biscotti a chiusura ermetica. Si conservano fino a 10 giorni (ma, come di Ale e confermo, non dureranno tanto!).

Con questa ricetta contribuisco allo Starbooks Redone di Menù Turistico


 

martedì 18 dicembre 2012

Torta di farina di neccio

Torta di farina di neccio

Riconosciamo la musica ancor prima di nascere, siamo avvolti nel liquido amniotico e alcuni suoni ci calmano e altri ci disturbano. La musica è parte delle nostre vite da sempre, chi non ricorda un momento legato a una canzone? Ogni emozione, ogni accadimento è raccontato in una strofa che sembra rappresentarci. Esiste una colonna sonora della nostra esistenza che ha accompagnato il primo amore, un’amicizia, un distacco, un amore finito, una nascita, una piccola rivoluzione, i nostri sogni e tanto altro ancora. Chi non si è riconosciuto nelle parole di una canzone, che in quel momento sembrava essere scritta apposta? La musica è divertimento, gioia, fantasia, emozione, terapia, sostegno, non importa se siano i Metallica a farti stare bene o Mozart, basta che sia musica. Scegliere una canzone per il contest di Elisa sulle contaminazioni, tra tutte quelle che hanno significato qualcosa o semplicemente che mi sono piaciute, mi è sembrato impossibile. Io che nei mitici anni ’80 non mi sono schierata né con i Duran Duran né con gli Spandau Ballet, io che ho ascoltato Battisti così come Madonna o Guccini ma anche i Litfiba, Zucchero ma anche gli Scorpions, quale canzone potevo scegliere?


Allora ho pensato a una musica che racchiudesse tutte le mie canzoni/emozioni in un solo pezzo, un brano struggente di Ennio Morricone , carico di vita, nostalgia e speranza che è stata colonna sonora di un film meraviglioso, qual è, Nuovo Cinema Paradiso.
E’ una musica che per me è ricordo, passione, e nostalgia, ma soprattutto ringraziamento, per quel passato che ci ha cresciuto, per quel noi privato, giovane, carico di attese, che ancora ci vive dentro.



Un piatto che fosse memoria e gratitudine non poteva che avere come ingrediente principale la farina di castagne (o di neccio) elemento principe nella storia e nella cultura della terra dove sono cresciuta.


Ho sempre avuto un vero proprio rifiuto nei confronti delle castagne, da piccola le odiavo proprio, non sopportavo neanche l’odore, eppure hanno sempre fatto parte della mia vita, e quell’odore che tanto temevo era ugualmente caro e familiare. Mi sono rifiutata di assaggiare qualsiasi piatto a base di castagne per anni poi, quando ero incinta di Dario, durante un piccolo incontro tra colleghi/amici di mio marito, la padrona di casa mi consegna il primo vero regalo per il piccolo e mi porge questa torta che io NON potevo rifiutare a quel punto. Mi sono forzata a mangiarla, cercando di apparire il più calma possibile, e non dando a vedere, come la più consumata delle attrici, la repulsione che cresceva in me. La sorpresa è stata mia, nel sentire un sapore nuovo, delicato e buonissimo. Da quel giorno quella torta è musica per me.

Per dosare serve il bicchierino dello yogurt

Farina di castagne 2 misurini
Farina bianca 1 misurino
Zucchero 2 misurini
Tuorli 4
Bianchi montati a neve 4
Olio di semi 1 misurino  
Yogurt bianco da 150 gr.1
Cacao in polvere 1 cucchiaio
Zucchero a velo
Lievito per dolci 1 bustina

Montare i tuorli con lo zucchero, unire l’olio, lo yogurt le farine setacciate con il lievito, il cacao  ed in ultimo i bianchi montati a neve.
Foderare di carta forno una tortiera, mettere l’impasto e cuocere in forno preriscaldato a 160°  per circa 60 minuti. Sformare e ricoprire di zucchero a velo.
Può essere accompagnato da panna montata, non troppo dolce.

Con questa ricetta partecipo al contest di Elisa



domenica 9 dicembre 2012

Los Pastelitos


Los pastelitos

Sarà che sono stanca, sarà che a volte la vita ti presenta un conto che fai fatica a pagare, sarà l’atmosfera natalizia e l’euforia collettiva di questi giorni che mi indispone, ma, mai come in questo periodo vorrei emigrare, sparire, puf, smaterializzarmi e ricomparire in un altro luogo, lontano fisicamente ma, soprattutto, lontano dal mondo che ho sempre conosciuto. Vorrei riappropriarmi dei ritmi della natura, del significato vero delle cose, vorrei poter agire senza sentirmi impotente, smettere di avere la sensazione di correre dentro ad una ruota da criceti e pensare che rallentare non significhi perdere tempo ma acquistare qualità della vita vissuta. 


Soprattutto vorrei lasciare qui ,tutto ciò che è inutile e che invece tutti continuano a farci pensare che sia indispensabile, vorrei non sentir parlare di crisi, di spread, di campagna elettorale, della gravidanza di Kate, della farfallina di Belen, di cosa fa Federica Pellegrini quando non nuota, di pensare che la cellulite sia una malattia e ancora e ancora…… Non credo basterebbe un’isola caraibica o un atollo maldiviano, vorrei un viaggio tra popolazioni semi sconosciute in Amazzonia o tra gli oranghi di Birutè nella foresta del Borneo. Sogni, solo sogni....e intanto cucino.



Come preludio alla ricettina di Natale non c’è male….. potevo fare di meglio si si….. ma oggi va così.....vedrò di rifarmi....forse.

La mia ricetta natalizia è un dolce povero, tipico della campagna spagnola, Cultura, tradizione e storia in un solo piatto. Carmen, la signora spagnola che me l’ha donata mi ha raccontato che, dopo aver infornato il pane, le donne del paese, tutte assieme, si mettevano ad impastare i pastelitos, chiacchierando e cantando. Venivano utilizzati i prodotti dell’orto, che in quel periodo erano le zucche o le patate dolci e pochi altri ingredienti, dosandoli a occhio e in rapporto di 1:5. La ricetta viene tramandata da madre in figlia e, mentre un tempo si facevano solo per Natale, oggi si realizzano anche per le feste paesane e le sagre. Sono dolci rustici, forse poco eleganti, non saranno i biscotti patinati di origine anglosassone che siamo abituati a vedere ma, garantito, sono buonissimi, appena fatti, così, come il giorno successivo.

Come dicevo non ci sono delle dosi precise ma dipende da cosa si usa per partire, stabilito se si vuole utilizzare una tazzina da caffè piuttosto che un bicchiere o una tazza più grande, quella diventa la nostra unità di misura.

Per circa 15 pastelitos

Acqua con un pizzico di sale ½ tazzina
Olio di semi 5 tazzine 
Liquore all’anice1 tazzina 
Marsala ½ tazzina 
Grappa ½ tazzina 
Zucchero un pizzico 
Farina qb

Per la marmellata

Zucca
Limone non trattato
Vaniglia una stecca 
Chiodi di garofano 2/3
Zucchero semolato

Prendere un po’ di zucca e farla cuocere in forno con la buccia per circa mezz’ora, fino a che non è diventata abbastanza morbida da separarla facilmente dalla buccia poi, tagliarla e metterla in una casseruola con un po’ di zucchero (non deve essere troppo dolce). Aggiungere la stecca di vaniglia aperta, i chiodi di garofano  e la buccia del limone evitando la parte bianca. Far cuocere fino a che diventa morbida e cremosa e non troppo acquosa. Lasciar raffreddare completamente. Conservare in frigo fino all’utilizzo.

Portare a bollore l’acqua con il sale e versarla in una boule, aggiungendo l’olio e, a seguire, gli altri ingredienti. Alla parte liquida si aggiunge tanta farina quanta ne serve per formare un composto omogeneo e morbido da lavorare. Fare delle palline di pasta da stendere con le mani su un foglio di carta da forno e riempire con la marmellata di zucca. Chiudere la pasta, sigillando i bordi con i rebbi di una forchetta a formare una sorta di raviolo. Continuare fino ad esaurimento della pasta. Cuocere in forno a 180°C per 10-15 minuti.
Appena sfornati passarli uno ad uno nello zucchero semolato.

Con questa ricetta partecipo al contest di Dolci a go go Dolci sotto il vischio nella categoria Dolci dal mondo