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lunedì 24 settembre 2012

Schiacciata con l'uva




Quando il tuo unico figlio inizia le elementari, senti come se una porta si stesse per chiudere e, mentre riponi i grembiulini e il sacchettino dell’asilo con il suo nome ricamato sopra, pensi, inevitabilmente, che il tuo cucciolo sia diventato un ometto. Che sia un ometto non c’è dubbio e lo leggo nei suoi occhi orgogliosi quando dice a tutti << sai, io non vado più all’asilo, vado in prima elementare!>> e allora ti dici che sembra ieri che lo allattavi al seno, che lo portavi al nido e bla bla bla inizi a fare bilanci, un po’ come quando finisce un anno o compi gli anni, ma non quelli con dall’1 al 9, ma quelli con lo 0, tipo 30 o 40 o…..


Dopo queste prime settimane di entrate all’alba (noi che …l’asilo cominciava alle 9) e di compiti a casa, ho iniziato a ripensare alla me 6enne in prima elementare, al primo giorno, alla classe, alla maestra e ai compagni e, sembra incredibile, ma il ricordo è vivido e, probabilmente, addolcito dal tempo. 

Schiacciata con l'uva
Ho ripreso in mano i vecchi quaderni rendendomi conto di quanto sia cambiato il metodo d’insegnamento, della serie …noi che facevamo paginate e paginate di quadretti, punti e stanghette prima di imparare a scrivere le lettere, che erano poi a, bi e ci e non a, bh e ch fonetiche come adesso. Anche sulle merende il mondo è cambiato, con mio marito parlavamo di cosa ci davano le nostre mamme per la merenda durante la ricreazione e non erano certo merendine impacchettate, colorate e con i gadgets, ma semplici fette di pane e marmellata, pane burro e zucchero e focacce semplici o con l’uva. 


Io no, ma lui, avendo abitato a San Casciano Val di Pesa per tutta l’infanzia, è cresciuto in mezzo alla campagna fiorentina circondato da viti e ulivi, facendo le capriole sull’erba, mangiando la cacciagione e vivendo il tempo dell’olio nuovo e della vendemmia. Ed è proprio con l’uva da vino che si fa la stiacciata coll’uva, l’uva canaiola per la precisione. Il Canaiolo è un vitigno che è utilizzato in Toscana, insieme al Sangiovese per dare morbidezza e colore al Chianti, ha chicchi succosi e dolci che conferiscono un gusto e un colore rosso violaceo alla schiacciata.

Approfitto per ringraziare Edvige, del blog Memento Solonico, per avermi fatto onore con il premio Simplicity



Dedico il premio a tutte le amiche blogger e non solo!




Uva nera Canaiolo 1 kg
Farina 0 500 gr
Lievito di birra un panetto da 25 gr o 7 gr di quello secco
Zucchero 200 gr
Acqua tiepida mezzo bicchiere
Olio evo
Sale

Mescolare la farina con un pizzico di sale, un cucchiaio d’olio, 4 cucchiai di zucchero e il lievito, sciolto in acqua tiepida.
Impastare bene aggiungendo altra acqua se necessario, e lasciar riposare almeno un’ora in un luogo tiepido.
Stendere i 2/3 dell’impasto, poi ungere una teglia con l’olio e coprire con circa 700 gr di uva lavata e asciugata, tre cucchiai di zucchero e due di olio. Guai a togliere i semini dagli acini, sono una caratteristica di questa schiacciata! Chiudere con il resto della pasta, avendo cura di sigillare bene i bordi poi, aggiungere l’uva rimanente, tre cucchiai di zucchero e un giro d’olio. Infornare a 180° per un’ora circa.
Farla raffreddare completamente, prima di servirla.

Con questa ricetta partecipo al Contest: Colors and food, what else? Settembre


martedì 10 aprile 2012

M'semen


M'semen
Semola fine
Di ritorno da Marrakesh con ancora i cinque sensi ubriachi di colori, sapori e profumi di spezie, non ho fatto altro che sperimentare la variegata cucina marocchina, fino a quando l’apparato gastroenterico di tutta la famiglia non si è ribellato e, soprattutto quando mio marito, che solitamente mangia ogni cosa, mi ha detto che, se volevo, potevo fare anche un brodino ogni tanto!!! Beh ho pensato che fosse tempo di una pausa.

Ora però mi è tornata la voglia di provare qualche altro piatto….magari un po’ leggerino e ho pensato alle M’semen o Galettes. Avete presente i pancakes americani o le crepes francesi? Sono molto simili nell’aspetto ma, secondo me, molto più buoni. Sono il tipico piatto della colazione se servite con il miele o spuntini di metà pomeriggio. Io le preferisco calde e croccanti a colazione con la marmellata o con il miele.
  
Per realizzare le M’semen si usa la farina di semola fine, quella che in Marocco viene usata anche per fare i dolci, come ad esempio il couscous dolce. Se non la trovate, va benissimo la farina di semola rimacinata, utilizzata per fare la pasta.


Farina di semola fine 300 gr
Farina 00 200 gr
Sale un cucchiaino
Burro fuso mezzo bicchiere
Olio d’oliva mezzo bicchiere
Acqua tiepida mezzo bicchiere

Mescolare entrambe le farine e aggiungere l’acqua. Lavorare con energia fino a ottenere una massa compatta e omogenea (aggiungere altra acqua se serve). Dividere la massa in piccole palline da ungere con olio e burro fuso mescolati. Stendere e tirare il più possibile ogni pallina con i polpastrelli fino a formare dei circoli molto fini di spessore.

Piegare un lato, ungere con la miscela di olio e burro fuso e spolverare con la farina di semola. Ripetere l’operazione con l’altro lato e spolverare di nuovo con la farina di semola, fino a formare un rettangolo.

Continuare piegando il rettangolo una volta a destra e una a sinistra fino ad ottenere un quadrato. Ungere ancora con la miscela di olio e burro e cospargere ancora con la farina di semola.

Ripetere l’operazione con tutte le palline. Prima di essere cotte le M’semen possono stare alcuni giorni in frigo conservate nella pellicola trasparente perché all’aria si seccano in fretta. Io le ho fatte la sera e le ho cotte la mattina per fare colazione.

Al momento della cottura prenderne una e appiattirla con i polpastrelli per schiacciarla un po’. Cuocere le M’semen in una padella con un filo d’olio da entrambi i lati, fino a che non diventano dorate. 

Servirle calde con miele o burro fuso e perché no con marmellata o cioccolata.

domenica 25 marzo 2012

Focaccine soffici di Roma Antica


Focaccine soffici di Roma Antica
Qualche giorno fa la mia amica Sara, una di quelle persone speciali che ami anche solo incontrare con lo sguardo perché riesce a trasmetterti tutta la sua serenità e la voglia di vivere, mi ha postato questa ricetta: 

Libum Casei p.II bene disterat in mortario;ubi bene distriverit, farinae siligineae libram aut, si voles tenerius esse, selibram similaginis solum eodem indito; permiscetoque cum caseo bene; ovum unum addito et una permisceto bene. Inde panem facito; folia subdito; in foco caldo sub testu coquito leniter.Catone - De Agri cultura, c 75 ,

dicendomi  di aver sperimentato una nota ricetta romana per una lezione a scuola sulla quotidianità nel mondo antico, lei che vive a Massaciuccoli vicino all’area archeologica “Massaciuccoli Romana” . Considerando che il mio blog spazia geograficamente, aveva pensato che avrei potuto anche spaziare nel tempo. 

Che bello, ho pensato, un blog diacronico che ospita antiche ricette e studia l’evoluzione del cibo nel tempo! Voli pindarici…..dai quali mi sono ripresa presto, che però mi hanno intrigato moltissimo, anche perché uno dei miei sogni sarebbe quello di coltivare antichi alberi da frutto per far rivivere endemismi passati. Io  pensavo di "riesumare" vecchie ricette, quelle della nonna per intendersi, al massimo quelle di 100 anni fa, non credevo di arrivare tanto indietro nel tempo.
L’idea di realizzare un piatto che un tempo si usava durante le libagioni, non so, è stato emozionante e il risultato è davvero niente male. Ero talmente entusiasta, che ho, letteralmente, rubato le foglie di alloro dalla siepe della mia vicina!

Le focaccine sono perfette come antipasto per accompagnare salumi e aperitivi, ottime soprattutto se servite calde. Forse la farina ai tempi dei romani era più vicina alla farina di farro che non alla nostra farina bianca 00, infatti la prossima volta vorrei introdurre questa piccola variante.


Allora che dire…….Grazie Sara!

Ricotta 400gr
Farina 150gr
Uovo 1
Sale
Foglie di alloro 

Mescolare la ricotta con la farina e l’uovo. Aggiustare di sale e disporre il composto su una spianatoia, utilizzando un po’ di farina per non  farlo attaccare. 

Stenderlo con un matterello e ricavare con un coppapasta o un tagliabiscotti le focaccine, che dovranno essere adagiate sulle foglie di alloro disposte su una placca da forno. Fatevi aiutare da un nanetto, se lo avete per casa...perchè si divertirà e sarà un'occasione divertente per una lezione di storia.

Cuocerle in forno a 220 ° per una ventina di minuti……… la casa si riempirà di profumo di alloro.